Adesso i tarantini diranno che ce l’ho nuovamente con loro. Dopo la ridicola polemica sulle cozze, tocca al Siderurgico. Ma la polemica non è inutile e se Taranto non la coglie con obiettività rischia di farsi molto male.
Per 60 anni Taranto ha prosperato sull’Italsider prima e sull’Ilva poi. Ma 14 anni fa s’è accorta che il lavoro comportava un prezzo da pagare in termini di salute. E allora s’è posta il problema. Cosa viene prima: il lavoro o la salute? E invece di darsi una risposta secca, l’uno o l’altra, ha scelto la via mediana: entrambi possono convivere, migliorando le emissioni inquinanti.
Tuttavia 14 anni di tentativi semi-falliti, hanno dimostrato che non c’è compatibilità. E questo è scritto nell’ennesima sentenza emessa dai giudici della Corte d’Appello di Milano, che hanno stabilito che se entro 90 giorni (fine ottobre) il Siderurgico continuerà ad inquinare, si dovrà chiudere l’area a caldo, il cuore dello stabilimento, che di fatto si fermerà.
Si potranno adottare, in tre mesi, tutte le misure necessarie per riportare le emissioni a livelli consentiti dalla legge, se non si è riusciti a farlo in 14 anni? La risposta non è incoraggiante per chi crede che il lavoro sia la cosa più importante. Per cui è quasi scontato che a fine ottobre l’ex Ilva dovrà abbassare le saracinesche.
Le rialzerà con Jindal? Ecco il nuovo quesito per la cui risposta, ci auguriamo, non trascorrano altri 14 anni.
