La credibilità si misura dal rispetto dei patti. Se non mantieni la parola, non sei credibile. Vale per tutti: le persone, le aziende, il governo.
Quest’ultimo, l’anno scorso, varò il piano Transizione 5.0 che concedeva credito d’imposta alle aziende che innovavano specialmente in energia pulita. Il piano ebbe successo a tal punto che a novembre il governo si trovò senza più disponibilità e dovette recuperare risorse aggiuntive per allungare le prenotazioni di altri 20 giorni.
Migliaia e migliaia di imprese colsero l’occasione facendo investimenti e indebitandosi, certe di ottenere il credito d’imposta, previsto per legge. Le stesse banche hanno concesso crediti sulla scorta di una norma certa. Nelle apparenze.
Venerdì scorso, il governo si è rimangiato la parola. Fatto 10 il credito spettante sugli investimenti (che per oltre la metà sono finanziati direttamente dalle imprese), il governo riconoscerà solo 3,5, e non darà un euro per gli investimenti in fotovoltaico. Raramente, nel passato, si son visti provvedimenti del genere. Retroattivi.
Mi dici corri alla stazione a prendere il treno, mi fai salire, e poi mi cacci a casa, perché il macchinista ha deciso così. Ma in che mondo viviamo? Se adesso non ci si può fidare più nemmeno delle leggi, è la fine.
E in questo momento, poi. Ma c’è un ministro che difende le imprese? Sembra che Meloni voglia mandare Urso al Turismo. Sarebbe meglio mandarlo in vacanza.