Il Festival di Sanremo è alle spalle, ma sarà ricordato come il primo festival chiuso con le bombe. Infatti, mentre all’Ariston si cantava, Teheran veniva bombardata da israeliani e americani, e gli iraniani rispondevano bombardando i Paesi del Golfo.
Dal Festival della canzone, a quello delle bombe, la serata conclusiva ha avuto picchi d’ascolto che hanno un po’ tirato su il morale in casa Rai in termini di Auditel. Ma il morale a viale Mazzini era già alto in termini di incassi: +10 per cento di introiti pubblicitari (72 milioni) a conferma che il Festival è una macchina da soldi mascherata da concorso musicale.
A vincere il concorso, non a caso, è stata una canzone in perfetto stile sanremese che incisa in un’altra stagione sarebbe passata con qualche difficoltà nella programmazione delle radio locali. A Sanremo nulla si fa per caso.
Quest’anno si è pensato anche di presentare in anticipo il direttore del prossimo Festival. E si è fatto in modo di bruciare anche le immancabili polemiche politiche, affidando il compito alla impreparazione (politica) di Carlo Conti.
Il colpo finale, però, è stato magnifico. Tutti scommettevano sulla vittoria di Arisa, e solo qualcuno su giovani sorprese. E invece ha vinto Sal da Vinci, napoletano, molto vicino a casa Berlusconi, e quindi di simpatie politiche di centrodestra. Titolo della canzone: «Per sempre si». Fra 20 giorni, infatti, si vota per il referendum.










