Errori, debolezze, incrinature ed altro ancora. Si è detto e scritto tutto sulla sconfitta del “sì” al referendum. Nel frattempo, i vincitori festeggiavano, dimentichi dei loro guai. Che sono altrettanti.
I magistrati hanno vinto una battaglia giusta mettendoci l’anima. Ma il 47 per cento degli italiani non è contento del loro lavoro, altrimenti non avrebbe condiviso la riforma Nordio. È un dato che non va dimenticato, ma, al contrario, va analizzato e riflettuto perché le cose migliorino.
Anche in campagna elettorale ci sono state cadute di stile che hanno sollevato perplessità. Attenti, adesso, a non lasciarsi confondere dal morbido profumo della vendetta. Ma, soprattutto, attenti a tutelare i diritti dei cittadini, e la giustizia, al di sopra delle parti. Ci sono stati troppi errori nel passato, i cittadini se lo ricordano.
Dopo la festa, dovrà iniziare a riflettere anche il centrosinistra, che già pensa alle prossime elezioni politiche. Attenti: due più due, in questo caso, non fa quattro. Vincere dicendo “No” è molto più facile che costruire un’alleanza. L’intesa sul “No” è tutt’altra cosa che condividere un programma e un leader. E al momento non ci sono né l’uno né l’altro.
Il cammino per arrivare a chiudere il cerchio non sarà facile. Adesso il terreno è spianato, ma fra un po’ diventerà tortuoso, con filo spinato e burroni. Si chiuda subito l’intesa sulle primarie, altrimenti il sogno rischia di svanire.