Peccato. Gravina non è riuscita a diventare capitale italiana della cultura 2028. Arrivata in finale con altre nove città, non ha superato l’ultimo esame, che invece ha premiato Ancona.
Non è la prima volta che città pugliesi arrivano in finale ma non ottengono il titolo. È già accaduto con Monte Sant’Angelo, Brindisi, Alberobello, Gallipoli, Lucera, Conversano ed altre ancora, tutte con i requisiti giusti e con programmi di notevole spessore.
La Puglia è forse l’unica regione italiana che riesce a far entrare in finale una sua città, due anni fa ne mandò addirittura tre, e poi resta delusa. L’ultimo miglio ci penalizza sempre. Chissà perché.
Stavolta Gravina aveva tutte le carte in regola per farcela, e nell’aria, anche a livello romano, si respirava un clima favorevole. E invece, no. Il verdetto ha premiato il capoluogo delle Marche, Ancona.
Non vogliamo minimamente pensare che il titolo possa dipendere dal fatto che le Marche siano governate dal centrodestra. Anche Gravina ha un’amministrazione comunale fatta di liste civiche della stessa area. Ma il fatto che quest’anno la capitale sia L’Aquila (Abruzzo, governato dal centrodestra) e per il 2027 Pordenone (Friuli Venezia Giulia, idem) quantomeno ce lo fa sospettare.
Prima o poi, ne siamo certi, toccherà anche alla Puglia. Anche se, viste le condizioni in cui si trova il centrodestra pugliese, corriamo il rischio di dover aspettare altri 20 anni.