Domenica prossima torna l’ora legale: lancette avanti di un’ora. Lo facciamo dal 1966, all’inizio non sapevamo perché, poi ci convinsero che serviva a guadagnare luce e a farci risparmiare energia.
Il ritornello viene riproposto ogni anno insieme alla promessa di rendere permanente l’ora legale in Italia nonostante il no dell’Europa. Nel 2018 la Commissione Europea intervistò 4,6 milioni di cittadini sull’argomento. L’84 % rispose di no. Ma l’Unione lasciò liberi i singoli Stati di adottare il sistema preferito.
Per questo due settimane fa alla Camera è iniziato l’iter di un percorso che potrebbe portare ad una legge sull’introduzione permanente dell’ora legale. L’argomento è incardinato alla Commissione Attività produttive che terrà audizioni e farà compiere studi per accertare se davvero ci siano benefici e nel caso darà spazio alla discussione di una legge specifica.
In termini di risparmio energetico, l’ora di luce in più conviene, anche se il risparmio è appena percettibile: 150 milioni di euro all’anno. I problemi potrebbero esserci, come alcuni studi hanno dimostrato, per la salute.
L’ora di luce in più destabilizza abitudini e inquina la qualità della vita. Si può consentire che una speranza di risparmio energetico possa compromettere a lungo andare la vita dei cittadini? La risposta dovrà darla il Parlamento. Che di risposte, su problemi simili, deve darne già tante altre.