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Il fatto di Enzo Magistà, la lezione dei Mondiali

Il fatto di Enzo Magistà, la lezione dei Mondiali

Ai Mondiali di calcio di quattro anni fa, di fronte a risultati clamorosi (per citarne qualcuno: Giappone-Germania 2-1, Camerun-Brasile 1-0, Marocco-Belgio 2-0…) ci accorgemmo che qualcosa, in questo mondo, stava cambiando. Dopo i primi risultati dei Mondiali in corso, dobbiamo prendere atto che il calcio è cambiato.

L’Europa non è più il continente dominante, e questa passione e pratica sportiva appartiene, ormai, a tutto il mondo, che lo gioca alla pari, se non meglio, di noi. Alcuni esempi? Corea del Sud-Repubblica Ceca 2-1, Canada-Bosnia 1-1, Qatar-Svizzera 1-1, Brasile-Marocco 1-1, risultati che, se fossimo rimasti a 10 anni fa, avremmo definito clamorosi, e che ci hanno già dimostrato che la geografia mondiale del calcio si è aggiornata, e che adesso il vero calcio si gioca altrove.

D’altra parte, se non fosse così, i campionati europei non sarebbero pieni di stranieri provenienti da Africa, Asia, Americhe. Ma c’è un altro insegnamento. In paesi come il Marocco l’intero campionato produce un’economia pari ad una sola giornata della nostra massima serie. Ma mentre noi i Mondiali dobbiamo guardarceli in tv, il Marocco fa soffrire il Brasile di Ancelotti, rischiando anche di vincere.

Morale: non sono i soldi che fanno il calcio, ma i talenti. Il calcio europeo ha puntato sui soldi, e paga i talenti che ai Mondiali lo schiaffeggiano. C’è qualcosa di più ridicolo?