Trump ha promesso che libererà lo Stretto di Hormuz, e ci auguriamo che lo faccia, ma non alla sua maniera, anche se crediamo che quella che dice di aver iniziato ieri, sarà un’operazione impossibile.
Hormuz è il tratto di mare da cui passa il 20 per cento del petrolio mondiale. Il suo blocco sta provocando la crisi energetica che da due mesi paghiamo coi nostri soldi. Il petrolio ormai è stabilmente al di sopra dei 100 dollari al barile, e a guadagnarci è Trump.
Gli Usa sono diventati il primo venditore di petrolio del mondo. Ma Trump ci guadagna con entrambe le mani, perché nel frattempo la benzina, negli Usa, è aumentata del 50%. Ecco a cosa servono le guerre.
Ma mentre il presidente Usa continua la sua delirante campagna, in Europa inizia a diventare preoccupante la situazione delle riserve petrolifere. Nell’area olandese, che è il vero serbatoio dell’Europa, le scorte sono già diminuite del 28%. Il che vuol dire che a giugno avremo problemi di approvvigionamento.
A far diminuire così drasticamente le scorte ci pensa sempre Trump, coi suoi aerei da guerra che hanno bisogno di cherosene, come quelli civili. Il jet fuel per gli aerei che manda in Iran, Trump lo prende in Europa, togliendolo a noi. E un solo aereo da guerra, in un’ora di volo, ha bisogno di 19mila litri di carburante, esattamente quanto sciupa un automobilista americano in tre anni. Grazie Trump.