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Il fatto di Enzo Magistà

Il fatto di Enzo Magistà, il tatuaggio e la democrazia

Con molta discrezione, Adriana Poli Bortone, sindaca di Lecce, l’altro giorno s’è fatta scrivere sulla pelle la parola MSI, appena visibile sul polso del suo braccio destro. Se non l’avesse scoperta una troupe televisiva che stava realizzando un servizio alla fiera del tatuaggio, dov’è avvenuta l’operazione, nessuno se ne sarebbe accorto.

Senonchè, scoperta, lei si è fatta riprendere, mostrando orgogliosamente l’incisione, e la notizia è diventata di dominio pubblico, sollevando l’inevitabile polverone fra chi si è congratulato con lei e chi non ha perso l’occasione per denigrarla.

Premesso che la scritta MSI è appena leggibile, e si fa fatica a notarla sul braccio della Poli, resta lo sconcerto nel prendere atto delle reazioni negative, che attribuiscono alla sindaca una identità fin troppo abusata, come quella di fascista.

In un Paese talmente democratico da consentire che il vero simbolo dell’ex Msi, la fiamma tricolore, campeggi in tutta evidenza nel simbolo del partito di maggioranza relativa, Fratelli d’Italia, che esprime anche il capo del governo, vien da ridere a pensare che si possa dare del fascista a chi decide di farsi tatuare sul polso l’acronimo del partito di Almirante.

Che c’è di male? Il fascismo è un’altra cosa, e per fortuna, nonostante qualche nostalgico e maldestro tentativo, non potrà tornare. Men che meno con un tatuaggio della domenica.

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