Trump continua ad agitare ancora una volta la minaccia dei dazi. Stavolta vuole aumentarli di un ulteriore 10 per cento nei confronti dei sette Paesi della Nato che hanno inviato soldati (della Nato) in Groenlandia. I dazi sono la sua pistola sul tavolo delle trattative, al quale – solitamente – ci si siede con intenzioni pacifiche. Se un Paese non si comporta come dice lui, gli aumenta i dazi. Salvo, poi, a doversi ricredere facendo una massiccia potatura o a doverne subire per reazione (vedi Cina).
Ma questa politica, che risultati gli sta portando? Dannosi, a giudicare da quello che sta succedendo all’economia americana, e ancor più devastanti sul fronte internazionale. Il Canada, tradizionalmente collegato all’economia americana, è corso subito ai ripari ed ha stretto un accordo con la Cina. Persino Giorgia Meloni, sua amica, lo ha ripreso sugli ultimi dazi minacciati e nel frattempo è andata a stringere un accordo con la Corea del Sud. L’Unione Europea sta facendo altrettanto. Ha firmato l’accordo Mercosur che apre ai mercati sudamericani, e sta correndo a definire intese commerciali con l’India.
Minacciato da Trump, il mondo (almeno sul piano commerciale) sta scappando da lui. Non è certo il risultato che Trump voleva raggiungere coi suoi dazi, ma è quello che sta accadendo. La cosa peggiore è che continua a non accorgersene.