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Il fatto di Enzo Magistà, il caso del “tubo” di Monopoli

Il fatto di Enzo Magistà, il caso del “tubo” di Monopoli

Dopo il Salento, la paura, o la fobìa, del tubo conquista Monopoli. Un Comitato cittadino si oppone alla realizzazione di un oleodotto che, secondo il progetto del Gruppo Marseglia, dovrebbe collegare l’esterno del porto alla zona industriale, per scaricare in cisterne già autorizzate, scarti di olio ed altri liquidi similari da bruciare in una centrale a biomasse.

La centrale in questione, operativa già da un ventennio, è inserita nel piano energetico nazionale come struttura di rilevanza strategica per la produzione di energia. Per alimentarla, si brucia olio, che arriva via mare, e siccome di energia abbiamo sempre più bisogno, Marseglia ha previsto di aumentare le capacità del bruciatore per dare più energia al Paese.

Già oggi, l’area che va dal porto alla zona industriale, è intasata dalle autocisterne che prendono l’olio dalle navi e lo portano alla centrale. Un traffico che, aumentando la produzione, aggiungerà altri 50 cisterne al giorno al caos e all’inquinamento attuale. Ma sono proprio gli ambientalisti a opporsi al tubo, e non si capisce se lo facciano perché devono dire sempre di no, o per altre ragioni che ci sfuggono.

Il tubo scomparirebbe sotto terra esattamente quello del gasdotto Tap. Perché dire di no ad un’opera che migliorerebbe la qualità della vita e ridurrebbe le emissioni di Co2? Perché è l’epoca delle guerre e questa ci mancava.