Sollecitato dall’opposizione a dire qualcosa sulle dimissioni del suo (ex) sottosegretario Delmastro e del suo (ex) capo di gabinetto Bartolozzi, ieri, alla Camera, durante il question time, il ministro Nordio ha raccontato una storia che non ha convinto nessuno.
Si sono dimessi spontaneamente, ha detto, mentre cronache e testimoni hanno raccontato di febbrili e nervose riunioni fra palazzo Chigi, via della Scrofa e via Arenula, prima di arrivare al diktat di Giorgia Meloni.
Si è anche detto che lo stesso ministro, per tentare di salvare la Bartolozzi, abbia minacciato le sue dimissioni. La verità è che Nordio si sarebbe dovuto dimettere a prescindere. Perché se è vero, come egli stesso ha detto, che la riforma della giustizia bocciata dagli italiani porta il suo nome, e che quindi è lui il responsabile della sconfitta politica del governo, la logica conseguenza che avremmo dovuto aspettarci sarebbero dovute essere le sue dimissioni.
Invece Nordio da questa sensibilità, che in altri tempi tantissimi altri ministri avrebbero immediatamente mostrato, non sembra essere minimamente sfiorato. D’altra parte, è la stessa Meloni a non farglielo capire. Lei sa benissimo che Nordio dovrebbe dimettersi per quella regola non scritta che si chiama rispetto per i cittadini.
Ma preferisce chiederlo alla Santanchè, sbagliando indirizzo e aprendo un’altra polemica interna.