I social sono come la droga. Creano dipendenza. Lo sospettavamo, e in tanti lo teorizzavano. Ma adesso c’è una sentenza che lo certifica.
L’ha emessa il tribunale di Los Angeles, non un tribunale qualsiasi, perché è in California che hanno sede le majors dei social, le più importanti delle quali, in particolare Meta e Google, sono state condannate a risarcire una ragazza che le aveva denunciate per averle creato una dipendenza che le ha cambiato la vita.
Il tribunale ha condotto un’istruttoria molto approfondita, durata alcuni mesi, durante la quale ha fatto realizzare studi, ed ha interrogato i principali protagonisti dell’evoluzione del mondo digitale partito dalla Silicon Valley, da Zuckerberg in poi. Proprio quest’ultimo, a febbraio, aveva sostenuto che la policy aziendale di Meta impediva ai ragazzi di meno di 13 anni di accedere alle proprie piattaforme. Smentito clamorosamente.
La ragazzina che lo ha denunciato aveva iniziato a frequentare i social a 9 anni. La sentenza non ammette discussioni, anche se sarà appellata. La frequentazione dei social crea una dipendenza che danneggia la salute mentale di chi li frequenta. E il fenomeno diventa particolarmente grave quando sui social non si entra all’età giusta. Quale? In Italia si discute se 15 o 16 anni. Ma il problema, tipicamente italiano, è che se ne parla soltanto, ma non si fa ancora niente per porvi rimedio.