Grottaglie non molla. Ha un aeroporto e chiede a gran voce che possa ospitare anche voli civili. Le autorità aeronautiche nazionali, invece, sono di parere diverso: l’Arlotta deve rafforzare il suo ruolo di scalo merci, ed iniziare a lavorare come Spazioporto.
La diatriba va avanti da decenni, fra dinieghi, autorizzazioni, lavori e promesse, e tanti studi, che arrivano a conclusioni opposte. Da una parte c’è la legittima rivendicazione di un territorio che con una pista a disposizione ritiene ingiusta la penalizzazione di dover fare almeno 70-80 km di strada per poter prendere l’aereo. Dall’altra l’altrettanto legittima risposta di chi sostiene che due o più aeroporti civili in un’area di 70-80 km bastino e avanzino e che, quindi, una terza opzione non sia sostenibile. Senza contare che la confinante Basilicata chiede, altrettanto legittimamente, di avere un proprio aeroporto, e lo individua a Pisticci, 80 km da Grottaglie.
Il 3 giugno, nel nuovo terminal passeggeri dell’Arlotta, ci sarà l’ennesima manifestazione popolare a sostegno dell’apertura ai voli civili. D’altra parte, se c’è il terminal, perché non devono esserci i voli?
Il problema, però, non si risolverà mai né con le manifestazioni, né con le spinte politiche. Per risolverlo, c’è bisogno di una compagnia aerea che scommetta su Grottaglie. E qui casca l’asino. La compagnia non c’è, bisogna vedere se ce ne sarà una disposta a rischiare.
