Di tutto si può discutere, fuorchè delle qualità e delle capacità professionali di Nicola Gratteri. Ma il procuratore di Napoli avrebbe fatto meglio a starsene zitto in uno degli ultimi (e troppi) salotti televisivi ai quali partecipa, nel quale si è lasciato inopportunamente scappare che a votare “si” al referendum saranno imputati e massoni.
Adesso sta tentando affannosamente di recuperare, ma il guaio è fatto, e gli costerà, molto probabilmente, anche sul piano disciplinare.
Il risultato finale dell’infelice uscita di Gratteri sarà una netta ripresa dei consensi per il “si”, ultimamente in calo, secondo i sondaggi. E infatti dallo schieramento del “no” si registrano importanti prese di distanza, dissensi e fughe. Persino di magistrati.
Ma se Gratteri ha sbagliato, non si stanno comportando meglio i suoi avversari, dal ministro Nordio al giornalista Sallusti, che invocano il test psicoattitudinale nei confronti del magistrato, o un esame antidoping.
Gratteri non è né pazzo, né drogato. Ha solo avuto il coraggio, o forse l’avventatezza, di dire pubblicamente le cose che pensa in privato. Purtroppo uno come lui non se lo può permettere. E invece, sul referendum, in entrambi i fronti, ci sarebbero tante altre persone che avrebbero o potrebbero avere cose da dire, e invece non parlano. Perché? Preferiscono starsene zitte, per ignavia o per opportunismo.









