Inizia a prender corpo il dibattito sul prossimo referendum sulla giustizia, anche se nell’aria si avvertono possibili sorprese collegate all’iniziativa popolare promossa sullo stesso argomento. Lo scontro fra si e no si concentra sulla separazione delle carriere.
I favorevoli alla legge Nordio, quelli del si, sostengono che la separazione servirà a dare più garanzie di neutralità ai cittadini perché oggi, nella prima fase giudiziaria, la tesi del pm spesso prevale acriticamente, sulle ragioni dell’indagato. Non è così, dicono i sostenitori del no, secondo i quali il vero obiettivo della legge è quello di sottomettere la magistratura al controllo politico.
Una notizia di questi giorni potrebbe spostare l’equilibrio della contesa dalla parte del si. La Cassazione ha, infatti, bocciato il provvedimento con cui il Gip di Trani confermava in pieno la tesi della Procura nell’inchiesta su presunti episodi di corruzione avvenuti a Molfetta con protagonisti l’ex sindaco Minervini e dirigenti comunali. La stessa tesi venne anche confermata dal Riesame.
Due giudici appiattiti sulle tesi del pm. La Cassazione ha ribaltato queste decisioni, stabilendo che non c’erano indizi sufficienti per arrestare Minervini, che poi si dimise. Qualcuno, quindi, ha sbagliato. Tutto normale. Non è il caso di aprire un altro processo per stabilire chi abbia sbagliato.









