Il campanello suona all’ora di pranzo. È allora che la gente è in casa ed è allora che arriva il corriere col suo pacco da consegnare. Contiene tutto quello che ormai quasi giornalmente acquistiamo in rete, e che, nella stragrande maggioranza dei casi, ci arriva da fuori Europa, soprattutto dalla Cina.
Dal prossimo luglio l’Unione Europea, per arginare questa marea di vendite che danneggia il commercio interno, ha deciso di applicare una tassa di 3 euro per ogni pacco che ci arriva dall’estero.
L’Italia, per recuperare 122 milioni nella Finanziaria, aveva deciso di applicare in anticipo, dal primo gennaio scorso, una tassa di 2 euro a pacco. Ma non c’è ancora riuscita, per difficoltà insorte nell’attuazione pratica della misura. L’entrata in vigore del provvedimento è slittata ad aprile.
Nel frattempo, però, per evitare la tassa italiana, le aziende di logistica si sono attrezzate potenziando le loro basi di sdoganamento in altri Stati europei (Belgio, Germania, Ungheria). I pacchi cinesi diretti in Italia arrivano lì, non pagano la tassa, e vengono trasferiti via terra in Italia. Sistema complicato, ma che farebbe risparmiare. Tuttavia, durerà al massimo tre mesi, perché da luglio entrerà in vigore la tassa europea, e in ogni caso, gli utenti finali italiani dovranno pagare 3 euro a pacco.
Sorge un dubbio, dal quale scaturisce una domanda al governo italiano: quando scatterà la tassa europea (3 euro) quella italiana (2 euro) resterà in vigore?