Bari può vantarsi di avere circoli sportivi di primissimo piano a livello nazionale e internazionale. Ne sanno qualcosa al Tennis, dove sta crescendo una nidiata di campioni, ma è soprattutto il mare a raccontare una storia di successi, consolidati nel tempo.
Vela e Canottaggio sono discipline sportive che hanno radici antiche e solide. Discipline che trovano effervescente continuità nel lavoro quotidiano di dirigenti e istruttori di due circoli che hanno fatto la storia, non solo sportiva, del capoluogo, Vela e Barion.
Quando si entra nei due circoli dirimpettai, sul Lungomare, si resta affascinati dalle decine di targhe, diplomi e trofei esposti, e ammirati dal via vai di ragazzi che li frequentano per allenarsi. Il ruolo sociale che hanno ricoperto questi due circoli nella loro pluridecennale attività, e quello che fanno per la formazione e la crescita dei loro giovani atleti è encomiabile, e meriterebbe un premio dalle Istituzioni.
E invece il Comune di Bari che fa? Si ricorda di applicare la Bolkenstein sulle concessioni demaniali e indice un bando di gara per l’assegnazione degli spazi da essi occupati da decenni in riva, anzi, nel mare cittadino, trattandoli non come enti benemeriti, ma come un qualsiasi lido privato a pagamento.
C’è una legge che lo impone, dice l’assessore Petruzzelli. Ma c’è anche il buonsenso, che dovrebbe imporre una tutela sociale che nel bando di gara sembra assente.










