Cortina è fredda e lontana. Lontano, da noi, anche immaginare di poter andarci a lavorare, tranne che in un albergo o un ristorante, come in effetti fanno in tanti, ma al caldo. Pietro Zantonini, 55 anni, brindisino, invece, aveva scelto di andarci a lavorare al freddo.
Steward presso lo Stadio del Ghiaccio, nel quale si giocheranno alcune gare delle prossime olimpiadi. Stipendio normale, da vigilantes, a tempo determinato, già con una proroga, ma lavoro duro, nel ghiaccio della notte. Il suo compito? Controllare l’assenza di intrusi nel cantiere dello Stadio, con sopralluoghi continui, ogni due ore, durante la notte.
Un cantiere all’aperto, di notte, è già inospitale dalle nostre parti, figurarsi a Cortina, 1500 metri d’altezza, con dieci gradi sotto zero. Piero aveva accettato di farlo, per necessità, passione, speranza di portare a casa (moglie e figlio) di che vivere. Nonostante il freddo, che per lui, come raccontava alla moglie, era un tormento insostenibile.
Una stufetta per riscaldarsi in quel bunker di cemento che lo ospitava non bastava. In una freddissima notte di una settimana fa, il suo cuore non ha retto. Fra un mese, quando si accenderanno le luci delle Olimpiadi, nessuno si ricorderà più di lui. Ma almeno noi pugliesi e brindisini facciamo in modo che il ricordo resti, e perché resti, è necessario che si faccia chiarezza sul come e perché ci abbia lasciati, al freddo di Cortina.









