SEZIONI
SEZIONI
Bari
Sfoglia il giornale di oggiAbbonati

Volontaria di un centro di accoglienza perseguitata nel Foggiano: «Un incubo, denunciate»

Ha circa 30 anni e dal 2021 lavora nel sociale, come operatrice di uno sportello di una comunità di accoglienza per migranti, in provincia di Foggia. E proprio qui comincia a subire atti persecutori. «Uno degli utenti inizia a manifestare atteggiamenti ossessivi nei miei confronti dichiarandosi innamorato di me - rivela all'Ansa Flora (nome di…
l'edicola

Ha circa 30 anni e dal 2021 lavora nel sociale, come operatrice di uno sportello di una comunità di accoglienza per migranti, in provincia di Foggia. E proprio qui comincia a subire atti persecutori. «Uno degli utenti inizia a manifestare atteggiamenti ossessivi nei miei confronti dichiarandosi innamorato di me – rivela all’Ansa Flora (nome di fantasia) – Gli spiego che non è possibile, che lui è un ospite come gli altri, che fa parte del mio lavoro creare empatia con tutti. Non demorde e inizia una vera e propria persecuzione, con chiamate e messaggi ad ogni ora del giorno e della notte. Ad un certo punto è stato anche allontanato dalla struttura. Ho bloccato il suo numero telefonico per evitare che continuasse ad inviarmi messaggi e telefonate, ma è riuscito a contattarmi lo stesso attraverso numeri diversi di cui si dotava».

Nel 2023, «ormai stanca di andare avanti così – ricorda – denuncio tutto grazie al sostegno del Centro anti violenza di Manfredonia. Inizia l’iter giudiziario che subisce un’accelerata nel 2025, quando viene a cercarmi sul posto di lavoro e viene bloccato dai miei colleghi. La nuova denuncia fa scattare il codice rosso (procedura che accelera i procedimenti penali per violenza domestica e di genere). Gli viene notificato nel giro di un mese il divieto di avvicinamento con obbligo di braccialetto elettronico. Da allora sono mesi che vado in giro con il cerca persone sempre attivo. È una situazione di enorme stress psicologico per me. Vivere con la paura costante di trovarselo di fronte».

Flora ha voluto raccontare la sua storia a pochi giorni dall’8 marzo (giornata in cui si celebra la festa della donna) per «sollecitare tutte le donne che si trovano in situazioni simili a chiedere aiuto. A denunciare qualsiasi forma di sopruso, soprattutto quelli subiti sui luoghi di lavoro perché – evidenzia – ti cambiano la vita. Io voglio continuare a fare il mio lavoro, e riesco a farlo proprio perché lavoro in un luogo che permette ai miei colleghi di creare una barriera protettiva nei miei confronti. Ma penso alle tante donne che non hanno questa possibilità. È davvero un incubo. La legge dovrebbe prevedere norme più incisive».

«L’8 marzo si pone anche con una finalità diversa e molto più antica rispetto al 25 novembre (giornata internazionale della violenza contro le donne) – sostiene Daniela Gentile avvocata nonché coordinatrice del Cav Rinascita donna di Manfredonia – ovvero quella di celebrare le donne. Ma abbiamo un problema se ci servono giornate per ricordare la violenza contro le donne o quanto siano grandi le capacità delle donne. Molto spesso le donne hanno difficoltà a riappropriarsi della propria vita. Anche perché gli strumenti a disposizione, sebbene siano tanti, a volte si rivelano insufficienti».

CORRELATI

Cronaca, Foggia","include_children":"true"}],"signature":"c4abad1ced9830efc16d8fa3827ba39e","user_id":1,"time":1730895210,"useQueryEditor":true,"post_type":"post","post__in":[489606,489476,489461],"paged":1}" data-page="1" data-max-pages="1" data-start="1" data-end="3">

Lascia un commento

Bentornato,
accedi al tuo account

Registrati

Tutte le news di Puglia e Basilicata a portata di click!