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Vieste, al bar durante l’orario di lavoro: 33 dipendenti di una scuola rischiano il processo

Quella che per anni era solo un sospetto, è diventata un’inchiesta giudiziaria con tanto di nomi e accuse formalizzate. All’Istituto professionale per l’enogastronomia e l’ospitalità alberghiera “Enrico Mattei” di Vieste, 33 dipendenti – collaboratori scolastici, cuochi, autisti, infermieri, assistenti, guardarobieri e persino il direttore dei servizi generali – sono stati raggiunti dalla notifica di conclusione…
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Quella che per anni era solo un sospetto, è diventata un’inchiesta giudiziaria con tanto di nomi e accuse formalizzate. All’Istituto professionale per l’enogastronomia e l’ospitalità alberghiera “Enrico Mattei” di Vieste, 33 dipendenti – collaboratori scolastici, cuochi, autisti, infermieri, assistenti, guardarobieri e persino il direttore dei servizi generali – sono stati raggiunti dalla notifica di conclusione delle indagini e dalla richiesta di rinvio a giudizio per truffa aggravata ai danni dello Stato.

Le indagini

Le accuse nascono da una segnalazione interna che aveva fatto emergere un’anomalia, risalente ai primi sei mesi del 2022: un numero sospetto di badge risultava timbrato in orari di servizio, ma i dipendenti non venivano visti nelle rispettive postazioni. Da qui, la Tenenza della Guardia di Finanza di Vieste ha avviato più di un mese di controlli serrati, con osservazioni sul campo, pedinamenti, riprese video e verifiche incrociate sulle timbrature. Il risultato ha confermato i sospetti: in molti casi i lavoratori timbravano e poi si allontanavano, dedicandosi ad altre faccende private.

Le accuse e la prima udienza

Le prove raccolte hanno portato la Procura della Repubblica di Foggia, con il sostituto Enrico Infante, a formulare le accuse, sostanzialmente di truffa aggravata: per i 33 indagati la prima udienza è stata fissata per ottobre davanti al Tribunale monocratico di Foggia.

Il danno erariale non è elevatissimo – per singolo dipendente si parla di somme che vanno da poche decine a qualche centinaio di euro – ma resta l’elemento sostanziale della falsa attestazione di presenza, che mina la fiducia nella scuola e nell’intero sistema pubblico.

Le conseguenze non saranno solo penali. Sul piano amministrativo e disciplinare il Ministero dell’Istruzione potrebbe procedere fino al licenziamento. In altre situazioni, quando l’assenza documentata si limita a pochi minuti, si prospetta la semplice restituzione economica delle somme indebitamente percepite.

Per alcuni lavoratori si ipotizzano soluzioni alternative: affidamento in prova ai servizi sociali o percorsi di giustizia riparativa, che consentirebbero di evitare pene detentive ma lascerebbero comunque un segno nel casellario giudiziale. Non si esclude, inoltre, che in alcuni casi possa maturare un’assoluzione per particolare tenuità del fatto, pur con le conseguenze amministrative che restano inevitabili.

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