L’ex boss della mafia garganica Marco Raduano, oggi collaboratore di giustizia, avrebbe commesso un omicidio per sdebitarsi dell’aiuto ricevuto per evadere dal carcere di Badu ‘e Carros, a Nuoro, il 24 febbraio del 2023.
È quanto lo stesso Raduano ha riferito nel corso del processo davanti al tribunale di Nuoro, presieduto da Elena Meloni, che vede imputati due dei suoi presunti fiancheggiatori durante la latitanza dopo la spettacolare fuga. L’omicidio sarebbe quello di Paul-Félix Paoli, avvenuto in Corsica.
Le fasi dell’interrogatorio, avvenuto in videoconferenza, sono state riportate in sintesi dai quotidiani sardi La Nuova Sardegna e L’Unione Sarda.
«Ho studiato le falle del carcere per mesi, mi sono servito delle informazioni di detenuti, uno mi ha anche dato un attrezzo dal settore officina, poi, visto che godevo di una certa libertà in quanto lavoratore in biblioteca e come “scrivano” per i detenuti, avevo visto anche le chiavi incustodite e la sala regia senza personale», ha raccontato Raduano. «Avevo sempre esternato la mia volontà di evadere – ha proseguito – e trovai in alcuni miei compagni di carcere grande disponibilità. Mi dissero “I sardi sono vicini ai latitanti“, e che la Barbagia mi avrebbe dato supporto. E mi aiutarono anche dopo l’evasione».
Raduano ha raccontato che i suoi presunti fiancheggiatori «mi diedero di tutto: anche il giornale. Prima a Bitti, nelle campagne di Orune, a Padru e fino alla Corsica. Perché da Badu ‘e Carros ero uscito in mutande, signor giudice. I sardi mi hanno dato tutto. E avevano un accordo con i corsi, anche per portarmi in Corsica. Per quello mi sono sdebitato con loro, facendo un omicidio in Corsica nell’agosto del 2023».
Raduano ha anche ricordato i «quattro giorni trascorsi in un rudere del centro abitato di Nuoro dove uscivo solo la notte per cercare da bere e mangiare».