La guerra nel Golfo ha un’altra conseguenza, recondita agli occhi della gente, ma ben presente sui tavoli e, soprattutto, sui conti bancari delle «società del vento», che premono per condizionare le scelte energetiche a qualsiasi livello; internazionale, nazionale, regionale e comunale, utilizzando interpretazioni delle norme che – succede in Italia – consentono tutto e il contrario di tutto.
Così, mentre la fabbrica del vento fa girare milioni di euro in tasca a poche società – molte con la testa in paesi esteri e le mani sul territorio nazionale – i sindaci che provano ad opporsi al loro strapotere si ritrovano a combattere da soli come don Chisciotte contro i mulini a vento. Succede ad Ascoli Satriano, la città dei Grifoni e terra dello scontro tra romani e Pirro, con la vittoria di quest’ultimo, conquistata ad alto prezzo di vite umane.
La vicenda
Il sindaco Vincenzo Sarcone sta provando ad opporsi contro la realizzazione di un parco eolico ai piedi dell’antico Palazzo Ducale. Le pale eoliche che una società milanese, ma che fa capo a una multinazionale tedesca, sta cercando di piantumare nella Piana della Marana, coprirebbero il cono visivo dell’antico palazzo e tra l’altro coinvolgerebbero una zona vincolata, perché d’interesse storico-paesaggistico. Peccato che non siano dello stesso avviso il ministero e la Provincia di Foggia, mentre la Regione resta silente. «La società ci ha diffidato perché afferma di perdere diverse migliaia di euro all’anno per il ritardo nella firma della convenzione da parte del Comune» afferma Sarcone che aggiunge; «ma intanto hanno presentato più proposte di convenzione, alcune anche con maldestri copia e incolla, e i nostri uffici non riescono a capire quale sia quella valida».
La reazione
«La dinamica è inquietante: multinazionali che minacciano di trascinare il Comune e i suoi amministratori in tribunale, chiedendo danni astronomici se la Giunta non delibera l’assenso a nuovi parchi eolici. Una pressione che appare come una forma di coercizione istituzionale, specialmente quando gli impianti dovrebbero sorgere in zone protette da vincoli paesaggistici ed archeologici» evidenzia Sarcone che annuncia: «Mentre le multinazionali dell’energia bussano alle porte dei nostri borghi con promesse di “transizione green”, c’è chi coraggiosamente ha deciso di dire basta alla svendita del territorio».
La questione
Intanto, non ci sono ancora novità in merito ai lavori per il Disegno di legge regionale sulla «Individuazione delle superfici e delle aree per l’installazione degli impianti a fonti rinnovabili», mentre si susseguono le iniziative del mondo imprenditoriale per propagandare la bontà della produzione energetica da fonti rinnovabili, facendo leva proprio sulla crisi petrolifera generata dalla guerra nel Golfo e proponendo il modello spagnolo – che ha preso il posto di quello tedesco – quale esempio di applicazione della transizione green, dimenticando i guasti e i problemi del recente blackout in terra iberica.
«Da tempo chiediamo chiarimenti sulla percentuale del territorio che può essere assoggettata ad ospitare gli impienti rinnovabili» afferma Vincenzo Cripezzi della Lipu Puglia. «Il minimo dell’0,8 per cento dev’essere meglio specificato per evitare che si concentri su un solo territorio» continua il rappresentante della Lipu che aggiunge: «A parte la criticità insita nella norma transitoria che fa salvi i progetti precedenti rispetto alle disposizioni che verranno» si tratta di un emendamento, presentato dal consigliere regionale Antonio Tutolo «privo di equità territoriale e quindi sociale perché andrebbe declinato non solo a scala regionale ma anche provinciale e comunale, altrimenti ci saranno zone che continueranno a essere massacrate, come nel Foggiano, in forza di un limite che sarà comunque rispettato grazie alla “media” di altre zone non occupate, come nell’immediato entroterra barese».
Tutolo, da parte sua, difende la proposta avanzata che a suo modo: «cerca di trovare un modo per evitare l’assalto al territorio, posto che possiamo disciplinare l’eventuale presenza degli impianti nelle aree idonee, ma non possiamo fare molto sul resto del territorio se c’è il ministero che può intervenire». Intanto, si continua a lavorare all’acquisizione degli emendamenti proposti dagli stakeholder e associazioni ambientaliste: 34 finora le indicazioni pervenute, ma i tempi sono lunghi, mentre ad Ascoli Satriano il sindaco combatte la sua guerra solitaria.