Ha respinto con forza ogni accusa davanti al giudice per le indagini preliminari, professando la propria totale innocenza. Si è svolto oggi l’interrogatorio di garanzia del bracciante agricolo nigeriano di 35 anni, rinchiuso in carcere da venerdì scorso con le accuse di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali aggravate dall’evento morte per il decesso della moglie, una connazionale di 32 anni trovata senza vita a Lucera sul finire dello scorso anno.
Davanti al gip del Tribunale di Foggia Loretta Plantone, l’indagato – assistito dal suo difensore, l’avvocato Leonardo Roberto – ha risposto puntualmente a tutte le domande degli inquirenti «negando qualunque tipo di maltrattamento, sia esso fisico o psicologico, ai danni della consorte», come reso noto dallo stesso legale al termine dell’udienza.
Il dramma risale alla mattina del 9 dicembre 2025, quando la donna fu rinvenuta priva di vita all’interno dell’abitazione coniugale. A lanciare l’allarme fu proprio il 35enne, sostenendo di aver trovato il corpo esanime della moglie al suo rientro a casa; sul cadavere i soccorritori e gli investigatori constatarono la presenza di alcuni lievi tagli.
Fin da subito, gli agenti di polizia giudiziaria del Commissariato di Lucera hanno avviato una complessa e meticolosa attività d’indagine: attraverso l’escussione di testimoni, l’acquisizione di atti e l’analisi incrociata di elementi documentali e forensi, la Polizia di Stato ha ricostruito quel quadro di violenze continue e isolamento affettivo che ha convinto la magistratura a emettere l’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti dell’uomo.
