Una proposta chiara e semplice, e come tutte le cose semplici destinata a fare rumore, anche se il grido che si alza dai Monti Dauni in Capitanata è spesso senz’ascolto da parte della classe politica regionale e nazionale. A loro basta annunciare lo stanziamento di 30 milioni di euro per le Aree Interne per mettersi a posto con la coscienza, mentre non si comprende che la gente dei Monti Dauni è stufa di vivere di elemosina e di morire lentamente, mentre sul petto di amministratori e parlamentari si appuntano medaglie e galloni.
In quest’ottica è nata l’associazione «Dalla Parte dei Paesi» presieduta da Gianfilippo Mignogna, già sindaco di Biccari e autore di fortunati volumi proprio sulla valorizzazione delle Aree Interne. Mignogna presiede un gruppo composto da venti soci fondatori, mentre sono già in tanti a bussare alla porta per diventare «soci sostenitori» dell’iniziativa, molti anche da oltre la Puglia. «Vogliamo creare spazi di confronto ma partendo da proposte concrete, perché qui non c’è tempo da perdere e non ci possiamo permettere di fare letteratura o dibattiti accademici», afferma Mignogna.
La proposta
L’Associazione si è fatta promotrice di una iniziativa «chiara e semplice», attraverso la proposta di legge denominata «Imposta che resta» per «destinare ai comuni marginali il gettito Imu degli immobili produttivi oggi riservato allo Stato». A cosa si punta? A lasciare sul territorio l’Imu pagata per gli immobili di categoria D, ovvero gli stabilimenti industriali o produttivi, come possono essere gli impianti eolici e fotovoltaici. «Solo per il Comune di Biccari abbiamo calcolato un introito di quasi centomila euro che potrebbero essere reinvestiti per garantire servizi e migliorare la qualità della vita nelle aree marginali del Paese», afferma Mignogna. Attualmente lo Stato «lascia» le briciole sul territorio, circa il 20 per cento delle somme incassate con l’Imu per gli immobili di categoria D. «Così siamo doppiamente penalizzati» continua Mignogna «dall’impoverimento territoriale e da quello fiscale».
L’indicazione
Spiegano dall’Associazione: «L’iniziativa legislativa prevede che il gettito derivante dall’aliquota standard dello 0,76 per cento applicata agli immobili produttivi venga trasferito ai comuni classificati nell’ambito della Strategia Nazionale per le Aree Interne. Si tratta di risorse generate direttamente nei territori che, secondo la proposta, anche per ragioni di giustizia ed equità, dovrebbero essere reinvestite nelle comunità locali per sostenere servizi, infrastrutture, sviluppo economico e qualità della vita».
La proposta di legge, denominata «Disposizioni in materia di attribuzione, ai comuni marginali delle aree interne, della quota erariale di gettito dell’Imposta Municipale Propria relativa agli immobili classificati nel gruppo catastale D, attualmente riservato allo Stato», è stata elaborata con il supporto tecnico dell’esperto di fiscalità locale Antonio Urbano Silvestre e «nasce dall’esperienza diretta dei territori interni e dalla consapevolezza delle difficoltà che ogni giorno affrontano i piccoli comuni, chiamati a garantire servizi essenziali e funzioni fondamentali pur in presenza di un progressivo calo demografico, della riduzione delle risorse disponibili e della crescente fragilità economica e sociale».
Non è una provocazione, o meglio, non è solo una provocazione, ma una concreta proposta per cercare di invertire la rotta nelle politiche di sostegno alle Aree Interne. «Le risorse annunciate serviranno forse a rallentare l’agonia, ma non a dare una svolta ai problemi delle zone marginali», conclude Mignogna.
