“Ti auguro di essere violentata da uno straniero”. È l’insulto che l’assessora al Welfare e ai Servizi sociali del Comune di Manfredonia, Maria Teresa Valente, si sarebbe sentita rivolgere durante una pausa dell’acceso consiglio comunale di mercoledì scorso, dedicato a un progetto di accoglienza di circa 70 cittadini migranti nella Casa della carità.
A riferire l’accaduto sono le donne dei partiti di maggioranza di Manfredonia: Innocenza Starace di Europa Verde, Maria D’Ambrosio di Con Manfredonia, Antonietta D’Anzeris e Sara Delle Rose di Progetto popolare, Michela Quitadamo di Molo 21 e Cecilia Simone, Rita Valentino e Paola Leone del Partito democratico.
«Quanto accaduto all’assessora Maria Teresa Valente è inaccettabile», affermano, ricostruendo l’accaduto: «Un gruppo di manifestanti – riferiscono – ha interrotto più volte il regolare svolgimento del dibattito, fomentati da una parte politica in ordine alle comunicazioni del sindaco sull’arrivo dei richiedenti asilo presso la casa della carità. L’assessora – si legge in un post pubblicato sui social -, insieme ad altre figure politiche, si è avvicinata per calmarli ed è stata aggredita verbalmente e pesantemente da una donna ed un uomo: “Ti auguro di essere violentata da uno straniero”. Un fatto gravissimo che condanniamo senza esitazioni», dicono le consigliere comunali di maggioranza di Manfredonia.
«Nessuna donna, nessuna persona impegnata in politica – sottolineano – deve subire attacchi di questo tipo per le idee che porta avanti. Stare in silenzio significa legittimare chi usa l’intimidazione come strumento».
L’assessora Valente, sentita dall’ANSA, ringrazia «chi ha fatto emergere quanto accaduto, perché una minaccia così grave non può passare sotto silenzio», afferma. «La ritengo grave come amministratrice, ma prima ancora come donna – sottolinea -. Nel nostro Paese parliamo ogni giorno di violenze e di femminicidi: tutto questo contribuisce a creare un clima che legittima comportamenti e normalizza ciò che non deve diventare normale. C’è un limite che non può essere superato. E quel limite è la violenza, anche quando passa dal linguaggio».