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Mafia, la crociata del capo della Dda Roberto Rossi: un’alleanza dei cerignolani onesti

Il procuratore invita i cittadini a fare fronte comune contro la criminalità organizzata. Il riscatto di una comunità inizia dal prendere posizione

Mafia, la crociata del capo della Dda Roberto Rossi: un’alleanza dei cerignolani onesti

«Cerignola deve cambiare mentalità e mostrare con decisione il proprio rifiuto della controcultura criminale». Il messaggio è chiaro e netto e giunge da un magistrato autorevole: il procuratore della Repubblica di Bari e capo della Direzione Distrettuale Antimafia, Roberto Rossi.

L’indicazione alla comunità è giunta dall’incontro sulla legalità, in piazza Matteotti su iniziativa della Deputazione Feste Patronali, con la partecipazione anche del sindaco Francesco Bonito, dell’assessora alla Sicurezza Teresa Cicolella, e del vescovo Fabio Ciollaro. Sono stati toccati i temi di più scottante attualità per la città ofantina, spesso al centro degli articoli di cronaca della stampa, anche nazionale, per alcune «specializzazioni» delle bande criminali locali: l’assalto ai furgoni blindati e i furti di auto, ma anche il traffico illecito di pezzi di ricambio dei veicoli. Se si aggiungiamo i colpi esplosivi ai bancomat di Unicredit il 16 giugno e del Credem il 2 settembre, è ovvio che la cittadinanza non vive certo un periodo di serenità in tema di pubblica sicurezza.

Il contesto

I rappresentanti istituzionali cittadini hanno tenuto a sottolineare che c’è un’ampia fetta della popolazione fatta di gente perbene, ma il procuratore Rossi ha invitato tutti ad un esame più ampio della situazione. Concentrarsi sugli episodi criminali, che pure sono tanti, non è utile a superare questa morsa della criminalità. Occorre reagire: dare un segnale forte proprio a quei criminali, che la comunità rifiuta di rassegnarsi al malaffare, reagisce, dà prova della volontà di collaborare con le istituzioni e contrastare i reati.

Rossi ha ammonito sui fenomeni di riciclaggio del denaro nelle attività imprenditoriali che sono complici o anche solo si adattano per quieto vivere. Ha anche chiesto un ruolo attivo dei cittadini: «Se ho visto commettere un reato non posso fare finta di niente» – ha sottolineato, aggiungendo che il silenzio equivale alla complicità.

Ha ammesso che in provincia di Foggia lo Stato non esprime una presenza particolarmente incisiva, ma ha anche sottolineato il sempre maggior impegno, sul territorio, della Procura barese. Ma occorre l’appoggio della società locale. In particolare, i giovani non devono farsi attirare dal “modello” del malavitoso che conduce un’esistenza da ricco e potente: spesso, il contraltare sono la prigione o la morte violenta.

In conclusione, per Rossi serve un’alleanza dell’intera comunità cerignolana che decida di segnare la distanza dai gruppi criminali attraverso la denuncia e tante iniziative, anche simboliche, orientate alla legalità, come era accaduto anche a Vieste con la reazione del tessuto imprenditoriale locale.