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Cronaca Foggia

Arresti a Foggia, il procuratore nazionale Antimafia: «Situazione più grave che in Sicilia e Calabria»

A Foggia la situazione è più grave che in Sicilia e in Calabria. Lo ha affermato, durante la conferenza stampa per illustrare le operazioni che hanno portato all’esecuzione di 21 misure cautelari, il procuratore nazionale Antimafia Giovanni Melillo.

«Qui non è ancora avvenuta in maniera aperta, definitiva, la rottura del patto di omertà che regge i rapporti tra mafiosi e vittime dei reati prettamente mafiosi», ha detto Melillo.

«Soprattutto, ed è questo lo scenario investigativo sul quale la Procura distrettuale di Bari e anche il mio ufficio si impegnano in futuro – ha aggiunto -, per quanto riguarda le componenti più sofisticate e più raffinate delle organizzazioni criminali, che non sono quelle che gestiscono i riti della violenza, sono quelle che accumulano ricchezza».

Per il procuratore nazionale Antimafia, «da questo punto di vista, la situazione criminale in questa regione è molto più grave di quella che appare, perché l’espansione affaristica, l’espansione economica, i processi di accumulazione della ricchezza delle mafie foggiane vanno ben oltre i confini della provincia di Foggia, hanno letteralmente invaso le regioni circostanti, Molise, Abruzzo, una parte significativa anche della Campania».

Melillo ha spiegato che «le mafie foggiane partecipano a pieno titolo a processi di riciclaggio e investimento speculativo che arrivano molto lontano. Quando tutto ciò sarà chiaro, probabilmente si farà un passo avanti importante nella comprensione di un fenomeno che è in grado di strozzare letteralmente la vita, non semplicemente la vita economica, la vita sociale, la vita democratica di un’intera comunità».

Melillo ha poi sottolineato che «la magistratura fa la sua parte, lo fanno le forze di polizia, ma la questione della mafia interroga le coscienze delle istituzioni rappresentative, politiche, delle associazioni di categoria, delle organizzazioni sindacali, dei cittadini nel loro complesso». Il procuratore nazionale ha spiegato che «la mafia è una questione troppo seria per essere considerata semplicemente questione dei magistrati e delle forze di polizia. Esiste sicuramente una dimensione violenta e intimidatoria, ma è strumentale a strategie criminose molto più complesse di espansione affaristica».

Melillo ha evidenziato che «gli omicidi, le estorsioni sono semplicemente gli strumenti per mantenere in vita la reputazione violenta di un’organizzazione che però è molto più complessa. È fatta di un tessuto di imprese fiduciarie di interessi mafiosi, di controllo di interi settori dell’economia cittadina, dell’economia della Capitanata». Il procuratore nazionale ha citato a tal proposito le «agromafie» e «ciò che avviene ogni giorno anche in queste ore, sotto gli occhi di tutti e nell’indifferenza di tutti, vale a dire una condizione schiavile del lavoro agricolo, un’attività di produzione raccolta di prodotti agricoli che costituisce una delle principali fonti di alimentazione finanziaria del crimine organizzato foggiano».

Il procuratore di Bari, Roberto Rossi, ha parlato di «mafia in continua evoluzione. Una mafia di affari, una mafia che unisce la violenza alla capacità di inserimento all’interno della società, è su questo che stiamo lavorando».

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