Un investimento pubblico di 12 milioni di euro, finanziato dal PNRR, destinato a dotare il Policlinico degli Ospedali Riuniti di Foggia di un complesso operatorio all’avanguardia, resta inutilizzato a sei mesi dalla sua inaugurazione. Il nuovo reparto, attrezzato con tecnologie di ultima generazione, non può entrare in funzione per assenza del certificato di collaudo e dell’autorizzazione regionale all’esercizio, documenti fondamentali per l’attivazione delle sale. Secondo stime di esperti sanitari e contabili in materia di sanità, l’impatto economico dell’inattività è significativo. C
onsiderando una media minima, al ribasso, di venti interventi chirurgici al mese, il mancato rimborso dal Servizio Sanitario Nazionale è stimabile in circa 400.000 euro al mese, per un totale di 2,4 milioni di euro in sei mesi. A questo si aggiunge l’incidenza del rateo di ammortamento dell’investimento: con un costo complessivo di 12 milioni di euro e una vita utile di dieci anni, l’ammortamento annuo ammonta a circa 1,2 milioni, equivalenti a 600.000 euro in sei mesi. Combinando mancati introiti e rateo di ammortamento, le perdite complessive generate dall’inattività delle sale operatorie superano 3 milioni di euro in sei mesi.
Una cifra che evidenzia come le procedure burocratiche, lente e complesse, possano trasformare un investimento strategico in un costo per la collettività. Il tutto mentre le sale sono complete e pronte dal punto di vista tecnologico, ma la burocrazia sanitaria – dall’iter di collaudo all’accreditamento regionale – rallenta l’avvio operativo, bloccando interventi che potrebbero già essere erogati salvando centinaia di vite umane. Ogni giorno di ritardo pesa non solo sui conti pubblici, ma anche sulla capacità di rispondere alle esigenze cliniche dei cittadini.
La vicenda del Policlinico di Foggia mette in luce un problema più ampio: la gestione dei processi autorizzativi deve essere rapida e coordinata per evitare che grandi investimenti pubblici restino «cattedrali nel deserto», con costi economici elevati e spreco di opportunità sanitarie.