Nonostante l’inaugurazione ufficiale e la fanfara mediatica, il nuovo complesso operatorio ultramoderno del Policlinico degli Ospedali Riuniti di Foggia resta un gioiello inutilizzato. Cinque mesi dopo l’apertura «in pompa magna», la struttura non è ancora operativa a causa della mancanza del certificato di collaudo e, soprattutto, il via libera formale da parte del Dipartimento della Salute della Regione Puglia, diretto da Vito Montanaro, che autorizzi l’esercizio delle sale operatorie.
Si tratta di un investimento di circa 12 milioni di euro, finanziato con fondi del PNRR, che include, anche, la nuova «sala ibrida», dotata di attrezzature di ultima generazione e di un tavolo operatorio del valore di 300 mila euro. Le apparecchiature ci sono, le équipe chirurgiche altamente specializzate anche, ma ciò che manca è il documento ufficiale che consenta ai professionisti del nosocomio universitario foggiano di iniziare le operazioni salvavita. Il paradosso burocratico si traduce in un danno concreto per i pazienti, costretti a rivolgersi ad altre regioni per interventi programmati, con un aggravio economico sia per le tasche dei cittadini sia per la sanità pugliese.
Non solo, in questa situazione le liste d’attesa locali si allungano e l’utenza subisce disagi evitabili, nonostante sul territorio siano presenti professionalità ospedaliere e accademiche di prim’ordine. Secondo quanto trapela dalla direzione strategica, guidata dal commissario straordinario Giuseppe Pasqualone, che sta seguendo quotidianamente la vicenda, ci vorranno ancora «un paio di mesi» prima che la Regione Puglia rilasci il certificato di autorizzazione all’esercizio. Una tempistica assurda considerando che in pratica il documento potrebbe essere emesso in poche ore. L’attesa, però, rischia di avere ripercussioni, anche, sul piano della legalità e della trasparenza.
Non è escluso che i Carabinieri del NAS possano aprire un fascicolo per verificare l’intera vicenda, mentre la Procura regionale della Corte dei Conti potrebbe approfondire gli eventuali danni erariali legati ai costi dell’esodo dei pazienti verso strutture extra regionali e all’ammortamento dei beni ancora inutilizzati. Il caso del nuovo complesso operatorio rappresenta così un esempio lampante di come la burocrazia possa paralizzare investimenti pubblici di enorme valore, generando un danno sociale e sanitario significativo.
Mentre le sale restano vuote, le vite dei pazienti attendono, intrappolate in un meccanismo che sembra più attento ai timbri e alle autorizzazioni che alle esigenze reali della popolazione. In sostanza, la struttura di eccellenza di Foggia appare pronta a salvare vite, ma resta bloccata da scartoffie e lentezze amministrative, trasformando un investimento strategico del PNRR in un simbolo di inefficienza e frustrazione per la comunità locale.









