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Foggia, Russo freddato in auto per questioni di droga. Investigatori escludono collegamenti con la “Società”

La Squadra Mobile della Questura di Foggia sta indagando a fondo sull’omicidio di Roberto Russo, il 52enne foggiano freddato venerdì sera, intorno alle 19.30, in via Silvio Pellico, alla periferia ovest del capoluogo. Gli agenti hanno effettuato una decina tra perquisizioni e stub (l’esame che accerta l’eventuale presenza di polvere da sparo sulla pelle e…
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La Squadra Mobile della Questura di Foggia sta indagando a fondo sull’omicidio di Roberto Russo, il 52enne foggiano freddato venerdì sera, intorno alle 19.30, in via Silvio Pellico, alla periferia ovest del capoluogo.

Gli agenti hanno effettuato una decina tra perquisizioni e stub (l’esame che accerta l’eventuale presenza di polvere da sparo sulla pelle e gli abiti) a pregiudicati legati al mondo della criminalità foggiana e stanno esaminando le immagini delle telecamere di sorveglianza della zona per scovare indizi utili a identificare i sicari.
Venerdì sera, Russo era fermo nella sua Ford station wagon, al centro della strada, quando i killer – due, secondo la ricostruzione degli investigatori – hanno affiancato il veicolo, forse a bordo di uno scooter, e uno di loro gli ha sparato due colpi di pistola alla testa. I testimoni hanno dichiarato di aver sentito almeno quattro spari. L’arma usata per il delitto non è stata ancora identificata.
La vittima era implicata nel mondo della droga: Russo era stato arrestato nel gennaio 2003 con altre 18 persone, nell’operazione “Pleiadi”, che assicurò alla giustizia i componenti di una rete di spaccio di ingenti quantità di stupefacenti tra Cerignola e Foggia.
Non a caso le indagini sull’omicidio sono dirette in prima battuta su questo versante ma del caso è tenuta al corrente anche la Direzione distrettuale antimafia, per molti motivi. Prima di tutto, perché l’omicidio appare una vera e propria esecuzione, in stile mafioso. Poi, sebbene Roberto Russo non risultasse affiliato a nessuna delle batterie della “Società”, la mafia foggiana, suo fratello Giovanni è cognato di Raffaele Tolonese, boss del clan Trisciuoglio-Tolonese attualmente in stato di detenzione. La vittima non prendeva particolari precauzioni per muoversi in città, quindi non doveva ritenersi in pericolo di vita. Ecco perché l’omicidio appare, più probabilmente, come un regolamento di conti nel mondo dello spaccio di stupefacenti.
Dal 2020, a Foggia, sono stati commessi altri due omicidi: due anni fa, il 2 gennaio, fu ucciso a bordo della sua auto, con sei colpi di pistola, il 53enne Roberto D’Angelo, neanche lui legato ai gruppi criminali foggiani, e pregiudicato solo per reati minori; il 28 dicembre scorso, davanti all’uscio di casa, è stato assassinato il 32enne Pietro Russo. Dalle indagini per questi due omicidi, finora, non è ancora emerso alcun colpevole.
Roberto Russo, la vittima dell’agguato di venerdì, era arrivato anche, per caso, alla ribalta televisiva nazionale nel febbraio 2020: era comparso in un’inchiesta sulla mafia, le bombe e le estorsioni a Foggia realizzata dalla trasmissione Mediaset “Le Iene”. Il conduttore stava facendo domande generiche sulla criminalità del capoluogo ad alcune persone che si trovavano davanti a un club di tifosi organizzati: Russo si trovò all’improvviso davanti alle telecamere, ma aggirò i quesiti dell’inviato con un sorriso imbarazzato. Oggi è tornato sulle pagine di giornali e siti web, ma purtroppo, in circostanze tragiche per lui.

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