Le sezioni distaccate rischiano di essere «più controproducenti che utili», ma per la provincia di Foggia la situazione attuale è insostenibile: serve un secondo tribunale vero e strutturato. È la posizione netta espressa questa mattina dal procuratore della Repubblica di Foggia, Enrico Infante, durante l’audizione in Commissione Giustizia alla Camera della Deputati, rispondendo ai quesiti dei parlamentari Giandonato La Salandra (FdI) e Carla Giuliano (M5S).
Il procuratore ha evidenziato le profonde sperequazioni della geografia giudiziaria post-2013. Foggia, terza provincia d’Italia per estensione con oltre 600mila abitanti e una complessa orografia tra Gargano e Monti Dauni, conta un solo tribunale. Un paradosso se confrontato con la vicina Basilicata che, a parità di popolazione e complessità viaria, dispone di tre tribunali e una corte d’appello. Le enormi distanze condizionano pesantemente i cittadini e l’attività forense, con tempi di percorrenza superiori a un’ora e mezza dai comuni più distanti.
Bocciata l’idea di un semplice “contentino”, Infante propone la creazione di un secondo polo giudiziario nell’Alto Tavoliere o nel Gargano — aree a forte presenza della criminalità organizzata —, oppure la riapertura dell’ex tribunale di Lucera con la sezione di Rodi Garganico. Tra l’altro, la chiusura di Lucera continua a gravare sul Ministero della Giustizia, costretto a pagare canoni ai privati per la custodia degli archivi per mancanza di spazi a Foggia.
Il punto fermo resta l’organico: la nuova struttura dovrà contare su almeno una decina di sostituti procuratori e circa 25-30 giudici. Solo una sede adeguatamente dimensionata eviterebbe le paralisi operative tipiche delle piccole sezioni, garantendo finalmente una risposta efficace e una vera giustizia di prossimità al territorio.
