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Foggia, esposto all’amianto morì per un mesotelioma: condannate le Ferrovie dello Stato

Nel dicembre 2006 arrivarono i primi segnali della malattia e il 28 marzo 2009, l’uomo morì all’età di 68 anni, lasciando la moglie e due figli

Foggia, esposto all’amianto morì per un mesotelioma: condannate le Ferrovie dello Stato

È stata confermata anche in Cassazione la condanna di Ferrovie dello Stato per la morte di un ex dipendente delle Officine grandi riparazioni (Ogr) di Foggia, esposto all’amianto durante il lavoro e morto il 28 marzo del 2009 per un mesotelioma.

Nato a Orta Nova e residente nel capoluogo dauno, l’uomo aveva lavorato alle dipendenze di Rfi tra il 1969 e il 1971 come aggiustatore meccanico nella manutenzione dei rotabili ferroviari, intervenendo su motori, tubazioni, impianti elettrici e componenti che contenevano amianto. Le lavorazioni, stando a quanto si apprende dall’Osservatorio nazionale amianto, venivano svolte in ambienti privi di adeguata aerazione e senza efficaci misure di protezione, con una continua dispersione di polveri e fibre nell’aria.

Nel dicembre 2006 arrivarono i primi segnali della malattia e il 28 marzo 2009, l’uomo morì all’età di 68 anni, lasciando la moglie e due figli. Da quel momento iniziò una lunga battaglia per ottenere giustizia.

Nonostante l’Inail avesse riconosciuto fin da subito l’origine professionale della malattia, la famiglia – fa sapere l’Osservatorio nazionale amianto – ha dovuto affrontare un articolato percorso giudiziario per vedersi riconoscere integralmente i danni subiti.

Le diverse pronunce hanno portato al riconoscimento di circa 200mila euro per i danni della vittima e di circa 850mila euro per il danno da lutto patito dalla moglie e dai figli. Nel frattempo, però, la vedova è deceduta senza poter assistere alla conclusione definitiva della vicenda. Sono stati i due figli, oggi cinquantenni, a proseguire fino all’ultimo una battaglia iniziata insieme ai genitori, portando avanti la memoria del padre e la ricerca della verità.

«Questa sentenza restituisce dignità a una famiglia che ha atteso troppo tempo (diciassette anni dalla morte di Rocco ed oltre undici anni di battaglia giudiziaria) per ottenere giustizia e conferma ancora una volta le responsabilità legate all’esposizione all’amianto nei luoghi di lavoro. È una decisione importante non solo per i familiari di Rocco, ma anche per tutti coloro che hanno lavorato nelle Officine grandi riparazioni di Foggia e per le loro famiglie», dice il legale, Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto e legale dei familiari.