Circa 150 interdittive antimafia emesse in sette anni a fronte dell’analisi di quasi 15mila aziende, per 5mila delle quali è emersa la necessità di approfondire la situazione. È il bilancio della Dia di Foggia dal 2020 a oggi, sotto la guida del colonnello Paolo Iannucci che saluta per raggiunti limiti di età.
«La maggior parte del tessuto economico è pulito. Ma abbiamo il segnale netto dell’interesse delle organizzazioni mafiose nei confronti del mondo imprenditoriale», ha sottolineato Iannucci nel suo discorso.
«Sotto il profilo economico – ha spiegato – la mafia foggiana non è più debole e lo dimostrano le interdittive antimafia che se da un lato fanno vedere come siano numerose le società sospettate di infiltrazione criminali, dall’altro mostrano come la stragrande maggioranza sia pulita. E poi dobbiamo anche considerare l’infiltrazione nel mondo amministrativo, con sei Comuni sciolti in questi anni per mafia e uno sotto commissariamento».
Le ultime indagini, ha aggiunto Iannucci, «ci dimostrano come la storia della provincia di Foggia sia sempre quella, ovvero l’alternarsi di momenti di apparente tranquillità, a momenti di frizioni e fibrillazioni. Il fatto che sia un periodo di calma ci insegna, nella nostra cultura antimafia, che non sia una retrocessione della criminalità. La storia della mafia foggiana, garganica, sanseverese ci insegna che le frizioni possono nascere da un momento all’altro, risiedere in dinamiche vecchie che non si riescono nemmeno bene a leggere nel momento in cui si verificano. Ma lo stato è forte a Foggia».
