A 31 anni dall’omicidio di Francesco Marcone, nel giorno della sua commemorazione ancora si deve fare i conti con l’impunità del suo assassino. L’allora direttore del Registro, il 31 marzo del 1995, fu messo a tacere da un sistema criminale, perché «tenne la schiena dritta», denunciando pratiche sospette nel suo ufficio. Gli inquirenti sono convinti che avesse scoperto un meccanismo di aggiramento delle imposte sui terreni, venduti come agricoli e poi qualificati come edificabili: un’eventuale maxi-indagine sarebbe costata ai «fruitori» della frode sanzioni esorbitanti per l’illecito. Per questo il dirigente pubblico fu ucciso, nel portone di casa: un killer, rimasto ignoto, gli sparò alle spalle, due colpi di pistola alla nuca. Nessuno vide nulla e non c’erano telecamere di sorveglianza ad aiutare gli investigatori.
L’esecuzione
Le modalità fecero subito pensare ad un esecutore provenienti dalla mafia foggiana. Un pentito della Società foggiana, Antonio Catalano, raccontò di aver appreso che Marcone era stato ucciso su commissione proprio perché avrebbe potuto rivelare affari illeciti nel mondo della compravendita di terreni e dell’edilizia. Ad ucciderlo, per un compenso di 500 milioni di lire, sarebbe stato Federico Trisciuoglio, esponente di spicco della malavita foggiana, morto nel 2022. Ma anche in questo caso, come per un altro paio di piste imboccate in precedenza dall’inchiesta, le indagini non diedero risultati.
Alla cerimonia di deposizione della corona d’alloro davanti al monumento dedicato a Francesco Marcone, in via Nadi, ieri mattina sono intervenute autorità civili e militari, ma anche i figli del funzionario, Daniela e Francesco, e rappresentanti dell’Agenzia delle Entrate. Daniela, oggi vicepresidente nazionale di Libera, esorta tutti a impegnarsi contro l’illegalità e a farlo come comunità, per evitare di lasciare soli i più coraggiosi come accadde al padre. Paolo ha detto che esistono fatti nuovi che potrebbero convincere le autorità a riaprire le indagini sull’assassinio del padre. Lo stesso Procuratore della Repubblica, Enrico Infante, ha sottolineato l’importanza di continuare a cercare la verità.l.c.s.