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Daniele Silvestri visita i “ghetti” in Capitanata: «Un pezzo d’Africa in Italia»

La «presa diretta» degli insediamenti informali in Capitanata insieme a Medici con l’Africa Cuamm: «Questi mondi sono pieni di meraviglia»

Daniele Silvestri visita i “ghetti” in Capitanata: «Un pezzo d’Africa in Italia»

Tra le campagne della Capitanata, dove migliaia di lavoratori migranti vivono e lavorano lontano dai riflettori, c’è un’Italia che spesso resta invisibile. A raccontarla è stato il cantautore romano Daniele Silvestri, che ha visitato gli insediamenti informali della provincia di Foggia insieme a Medici con l’Africa Cuamm, organizzazione impegnata dal 2015 nell’assistenza sanitaria e sociale delle persone che vivono nei cosiddetti “ghetti” del territorio.

L’esperienza, documentata in un video diffuso dall’associazione, accompagna l’artista tra le cliniche mobili e i luoghi in cui operano quotidianamente medici, infermieri e operatori sociali. Qui vivono soprattutto uomini e donne provenienti da diversi Paesi africani, impiegati nel lavoro agricolo stagionale e spesso costretti a condizioni abitative precarie, ai margini dei servizi essenziali.

La visita di Silvestri nasce dalla volontà di accendere i riflettori su una realtà che raramente trova spazio nel dibattito pubblico. Una realtà fatta di lavoro, sacrificio e speranza, ma anche di isolamento sociale e difficoltà nell’accesso alle cure.

Il commento

«Il ghetto di Casa Sankara nel Foggiano è veramente un pezzo d’Africa», racconta il cantautore. «Frequentato da persone che, pur essendo teoricamente stagionali, finiscono per fermarsi anni. Questi mondi e queste realtà sono pieni di meraviglia: non si dovrebbe parlare solo dei disagi e di ciò che manca, ma anche della vita che vi si costruisce e dei pezzi di cultura che si creano». Parole che invitano a guardare oltre gli stereotipi che spesso accompagnano il racconto delle migrazioni.

Dietro le immagini delle baracche e delle difficoltà quotidiane esistono infatti comunità vive, reti di solidarietà, tradizioni e percorsi di integrazione che raramente emergono nelle cronache. Durante il viaggio tra gli insediamenti della Capitanata, Silvestri sottolinea anche il valore dell’ascolto diretto e dell’incontro con le persone che abitano questi luoghi. «Quando si entra in queste realtà ci si rende conto che le storie sono molto più complesse di come vengono raccontate. Ci sono persone con competenze, esperienze e progetti di vita che spesso restano invisibili».

L’attività

Da oltre dieci anni Medici con l’Africa Cuamm opera in questi territori attraverso unità mobili che portano assistenza sanitaria di base, attività di prevenzione e orientamento ai servizi pubblici. Un lavoro fondamentale per intercettare bisogni che altrimenti rischierebbero di restare senza risposta, soprattutto nei periodi di maggiore attività agricola, quando migliaia di braccianti raggiungono la provincia di Foggia per la raccolta dei prodotti destinati alle tavole degli italiani. La presenza dell’organizzazione in Capitanata rappresenta un ponte ideale tra l’esperienza maturata in Africa e le nuove fragilità che emergono anche in Europa.

Non a caso Silvestri sintetizza questa riflessione con una frase destinata a diventare il cuore del progetto: «C’è un pezzo invisibile di Africa anche in Italia». Una constatazione che non vuole sottolineare una distanza, ma piuttosto evidenziare una continuità tra contesti diversi accomunati dalla necessità di garantire diritti fondamentali e accesso alle cure. «Il Cuamm riesce a interpretare la propria missione con semplicità, riconoscendo che c’è un pezzo d’Africa anche qui e che il lavoro che fa in Africa si può fare anche in Italia», aggiunge il cantautore.

Un’affermazione che mette in luce come le fragilità sociali e sanitarie non siano una questione confinata ad aree geografiche lontane, ma possano manifestarsi anche nel cuore del nostro Paese. L’artista si sofferma inoltre sul valore umano degli incontri avvenuti durante la visita. «La cosa che colpisce di più è la dignità delle persone che incontri. Nonostante le difficoltà, continuano a costruire il proprio futuro e a cercare il proprio posto nella società». Una riflessione che restituisce il senso più profondo dell’iniziativa: dare voce a chi spesso non ne ha e raccontare le persone prima ancora delle condizioni in cui vivono.

La sua visita a San Severo si inserisce così in un percorso più ampio di sensibilizzazione sui temi dell’accoglienza, della dignità del lavoro e dell’inclusione sociale. Attraverso la forza del racconto e della musica, Silvestri contribuisce a rendere visibili uomini e donne che troppo spesso restano ai margini dello sguardo collettivo. In un momento storico in cui il fenomeno migratorio viene spesso raccontato attraverso numeri, emergenze e contrapposizioni politiche, l’esperienza vissuta nel Foggiano invita invece a partire dalle storie umane. Perché dietro ogni lavoratore che raccoglie frutta e verdura nei campi del Sud Italia c’è una persona, con un passato, una famiglia e un futuro da costruire.

Il viaggio di Daniele Silvestri tra gli insediamenti della Capitanata diventa così molto più di una semplice testimonianza. È un invito a osservare ciò che normalmente resta fuori dall’inquadratura, a riconoscere il contributo di migliaia di lavoratori migranti all’economia agricola italiana e a riflettere sulla necessità di garantire diritti, salute e dignità a chi vive e lavora in condizioni di fragilità. Perché, come ricorda lo stesso artista, esiste un pezzo di mondo che vive accanto a noi e che merita di essere visto, ascoltato e riconosciuto.