Un legame viscerale, fatto di ricordi d’infanzia, sapori inconfondibili e un’attitudine nostalgica che permea da sempre la sua produzione artistica. Biagio Antonacci si è messo a nudo davanti agli studenti dell’Università di Foggia, ospite dell’evento “Convivendo, musica e bellezza”, svelando quanto le sue radici pugliesi siano state determinanti per l’uomo e l’artista che è diventato.
I ricordi baresi
«La mia parte pugliese è quasi invadente, perché c’è la passione, la voglia di comunicare un sentimento, c’è la zona nostalgica», ha confessato il cantautore milanese (figlio di padre pugliese). Antonacci ha riavvolto il nastro dei ricordi, tornando alle estati passate a Bari fin da quando aveva un anno: «Con i miei cugini, con il dialetto, con la cultura, con la cucina. Quando mangio il pesce crudo anche in altri posti mi prendono per pazzo. Questa cosa ce l’hai nel DNA, come la musica». Immagini vivide che si legano a doppio filo alla sua formazione musicale: «Ricordo i primi impianti a cassetta sulle bancarelle del lungomare, la domenica con mio papà che mi portava lì e io compravo le cassette di Pino Daniele, Bob Marley, Lucio Dalla. Bari era la vacanza, la ricerca del sole».
Il ritorno live a Lucera e la riflessione sulla musica
L’incontro nell’Ateneo foggiano ha fatto da preludio a un grande ritorno dal vivo in Capitanata. La prossima estate, infatti, Antonacci farà tappa con il suo nuovo tour nella splendida cornice dell’Anfiteatro Romano di Lucera. Dopo aver visitato la location, l’artista ne è rimasto stregato: «C’era quell’odore di erba tagliata, simbolo di freschezza. Non è il primo anfiteatro dove suonerò, ma ho avuto la netta sensazione di sentirmi a casa».
Sollecitato dai giornalisti prima di incontrare i ragazzi, Antonacci ha poi offerto una lucida riflessione sull’evoluzione del panorama musicale e sulla 76ª edizione del Festival di Sanremo appena conclusa. «Non è la musica che cambia, siamo noi che facciamo cambiare la musica. Ben venga se cambia, vuol dire che il nostro cervello è in evoluzione. Non esiste il bello o il brutto, io non giudico mai la musica». Sui giovani artisti saliti sul palco dell’Ariston, il cantautore non ha dubbi: «È stato un Sanremo di giovani che avevano qualcosa da dire. Forse è l’inizio di un cambio epocale, un Festival che segnerà un’epoca».










