Sbagliare, lasciar liberi di sbagliare. L’importanza di commettere un errore è spesso sottovalutata. In una società che premia il successo e la perfezione, sbagliare viene visto come un fallimento. In realtà, l’errore è uno degli strumenti più potenti di crescita personale e professionale.
Commettere un errore significa mettersi in gioco. Chi non sbaglia, spesso, è chi non prova. Ogni errore contiene un’informazione preziosa: ci mostra un limite, un’ipotesi sbagliata, un punto debole su cui lavorare. Senza errore non esiste apprendimento autentico. Anche nel metodo scientifico, il progresso nasce da tentativi, verifiche e correzioni continue. E poi è qualcosa che riguarda molto anche i genitori.
Spesso vorremmo proteggere i nostri figli da ogni sbaglio, in realtà lo stiamo ingabbiando. Quando un bambino sbaglia, sta imparando. Se prende un brutto voto, se dimentica qualcosa, se fa una scelta sbagliata con un amico, sta facendo esperienza. Attraverso l’errore capisce cosa può migliorare e come fare diversamente la prossima volta. Senza questa possibilità, non sviluppa autonomia né responsabilità.
Anche per noi adulti vale lo stesso. Nessun genitore è perfetto. Possiamo perdere la pazienza, dire qualcosa che non volevamo dire, prendere decisioni che rivediamo. Riconoscere l’errore e chiedere scusa ai figli non ci rende deboli, al contrario, insegna loro che sbagliare è umano e che si può rimediare.
L’importante non è evitare ogni errore, ma accompagnare i figli a capirlo e superarlo. Un errore spiegato, ascoltato e corretto diventa una lezione preziosa. In questo modo, lo sbaglio non è un fallimento, ma un passo in avanti nella crescita.
“Sbaliando s’inpara” Ops. Ho commesso un errore.
Giovanni Abbaticchio è blogger @thewalkingdadstory












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