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Un territorio nelle mani di un Cristo di metallo e panoramico

Un territorio nelle mani di un Cristo di metallo e panoramico

Cronache da un territorio che continua a cercare scorciatoie verso la redenzione economica. C’è questa idea, chiamiamola pure paranoia architettonico mistica, secondo cui il Gargano, per risorgere, non avrebbe bisogno di infrastrutture, trasporti, lavoro stabile, scuole funzionanti, ospedali decenti.

No. Avrebbe bisogno di un Cristo gigante. L’idea l’ha partorita l’ingegnere Michelangelo De Meo, originario di Manfredonia, oggi residente a Milano. La statua, 22 metri d’altezza, struttura in acciaio, ascensore interno e terrazze panoramiche è stata presentata come proposta progettuale al Comune di Manfredonia. L’ingegnere definisce l’opera come «l’anima eterea del Gargano», un faro simbolico e turistico per l’intera area.

Un Cristo alto ventidue metri, con le braccia spalancate come un influencer che chiede like al cielo, e un ascensore panoramico che ti porta direttamente nella mano del Redentore, così puoi guardare Manfredonia dall’alto e dire: «Ah, guarda i manfredoniani, da qui sembrano formiche». Perché la logica è questa: se non riusciamo a far funzionare ciò che abbiamo, costruiamo qualcosa di più grande, più alto, più luminoso.

Una specie di terapia compensativa del territorio. Il Cristo del Gargano non è un monumento: è un ansiolitico urbanistico. Serve a calmare l’angoscia di un territorio che non sa più dove mettere le mani, e allora le mette nelle mani del Cristo, letteralmente. La statua diventa così: un placebo turistico, un totem motivazionale, un oggetto di fede economica, un simbolo di «ce la faremo» senza sapere come. È la religione del «basta crederci», applicata all’urbanistica.

La parte più poetica, e più comica, è il finanziamento: donazioni popolari. Come dire: «Non abbiamo soldi per sistemare le strade, ma possiamo costruire un Cristo gigante se ognuno mette dieci euro». Il progetto parla di ascensori, terrazze, acciaio, ingegneria avanzata. Ma non parla di: trasporti pubblici, parcheggi reali, gestione dei flussi, sicurezza, integrazione con il territorio, modello di governance. È come costruire un grattacielo senza sapere dove mettere le fondamenta.

Riflettendo la statua non è il problema, è il sintomo. Il Cristo del Gargano è l’ennesimo tentativo di aggirare la realtà con un gesto verticale. Un monumento che non nasce da un bisogno, ma da un vuoto. Un vuoto che nessuna statua, per quanto alta, potrà colmare. Perché il vero miracolo, qui, sarebbe un territorio che smette di cercare scorciatoie simboliche e comincia a fare la cosa più rivoluzionaria di tutte: funzionare. Ma siamo nelle mani di cristo.