Nell’assemblea pubblica organizzata dalla sezione barese dell’ANM si sono alternati interventi di magistrati, avvocati, docenti universitari, rappresentanti di associazioni e studenti sui temi della riforma.
Da un lato si è ascoltata l’opinione per cui la separazione delle carriere comporterebbe la perdita della comune cultura della giurisdizione tra requirenti e giudicanti e dall’altro che tale cultura, intesa come rispetto della legge, delle garanzie processuali e delle decisioni giudiziarie, deve appartenere a tutti i protagonisti della giurisdizione: pubblici ministeri, difensori e giudici. Si è detto che la separazione delle funzioni è già effettiva da diversi anni e che la diversità delle funzioni non può che arricchire e migliorare i magistrati. Si è obiettato che funzioni e carriere sono due concetti diversi e che la separazione delle funzioni non ha aumentato l’indipendenza del Giudice, che potrà dirsi compiuta soltanto con la separazione delle carriere, essenziale per la piena ed effettiva realizzazione del modello processuale accusatorio rafforzato con la riforma del 1999 sull’art. 111 della Costituzione, nella parte in cui sancisce che ogni processo debba svolgersi nel contraddittorio tra le parti, con accusa e difesa su un piano di parità, e davanti ad un giudice terzo, il quale non può avere alcuna comunanza con le parti sul piano ordinamentale.
I magistrati temono che la riforma possa intaccare la loro indipendenza dagli altri poteri dello Stato, ma il pubblico ministero resterebbe dello stesso ordine del giudice e comunque nessuna parte della riforma prevede la paventata sottoposizione all’Esecutivo; il pm continuerebbe ad avere come unici riferimenti l’art. 112 della Costituzione e il codice di procedura penale (con l’art. 358), restando – come il giudice – sottoposto solo alla legge. Si è parlato di vantaggi e svantaggi di un doppio Csm. Si è sostenuto che il sorteggio svilirebbe l’organo costituzionale e ne diminuirebbe la rappresentatività, ma si sono rammentate le ragioni per cui si è arrivati ad ipotizzare tale soluzione. Un confronto costruttivo che ha fatto emergere, al di là delle differenti posizioni, un’unità di intenti per un miglior servizio giustizia ai cittadini.
Soltanto percorrendo questo cammino insieme e sull’onda del comune sentire, tutte le figure professionali protagoniste della giustizia potranno coinvolgere i destinatari delle loro funzioni e delle loro quotidiane fatiche, i cittadini, nella comprensione degli obiettivi da raggiungere per migliorare il servizio.