La mancata proroga, nel Decreto Milleproroghe, degli incentivi all’occupazione previsti dal Decreto Coesione rappresenta un segnale profondamente negativo per il sistema produttivo italiano. Non si tratta di una questione meramente tecnica, ma di una scelta che ha prodotto un vuoto normativo immediato, con effetti concreti e già misurabili sull’economia reale.
Molte imprese, in particolare le piccole e medie, avevano programmato assunzioni e investimenti sulla base di strumenti agevolativi chiaramente delineati e ampiamente annunciati. L’improvvisa interruzione di tali misure, senza un regime transitorio e senza alternative immediatamente operative, ha determinato incertezza, rinvii e sospensioni di piani occupazionali, colpendo soprattutto il Mezzogiorno e le aree a maggiore fragilità economica.
In una fase storica caratterizzata da crescita debole, aumento dei costi e pressione competitiva elevata, la politica del lavoro non può permettersi discontinuità. La stabilità degli incentivi non è un privilegio per le imprese, ma una condizione essenziale per sostenere occupazione stabile, produttività e coesione sociale. Cambiare improvvisamente le regole del gioco mina la fiducia e riduce l’efficacia di qualsiasi strategia di sviluppo.
È importante chiarire, inoltre, che le misure previste dalla Legge di Bilancio 2026 non possono in alcun modo compensare quanto è stato sottratto con la mancata proroga degli incentivi del Decreto Coesione.
Non lo possono fare perché non sono operative da subito, essendo subordinate all’emanazione di successivi decreti attuativi, e non lo possono fare perché le risorse stanziate risultano estremamente ridotte rispetto a quelle mobilitate nel 2025. Accogliamo con favore e con speranza il chiarimento fornito dal ministero del Lavoro, con il comunicato del 2 gennaio; tuttavia, l’intervento non è sufficiente a superare le criticità generate dalla scelta iniziale.
Il Ministero ha precisato che la Manovra 2026 introduce nuove misure per giovani, donne e Zes e che, insieme all’Inps, è in corso un monitoraggio sull’utilizzo delle risorse del 2025, al fine di individuare eventuali residui da destinare al finanziamento dei nuovi interventi, nel rispetto dei vincoli europei. È stato inoltre annunciato l’impegno a presentare un emendamento in sede di conversione del Decreto Milleproroghe per garantire un coordinamento normativo.
Si tratta di chiarimenti importanti sul piano formale, ma ancora insufficienti sul piano sostanziale. Il problema non è la volontà futura di intervenire, bensì l’assenza di certezze nel presente. Le imprese non possono basare le proprie decisioni su annunci o su misure ancora prive di piena operatività. Il tempo dell’economia reale non coincide con quello dei procedimenti amministrativi.
Giovanni Assi è responsabile Confapi Puglia per Lavoro e Welfare












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