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Stiamo perdendo i nostri ragazzi – L’EDITORIALE

Stiamo perdendo i nostri ragazzi – L’EDITORIALE

Che ci sta succedendo? E, soprattutto, che sta succedendo ai nostri ragazzi? Le strade stanno diventando per i giovani quello che il mare è per migranti: un immenso, gigantesco cimitero. Non passa fine settimana che qualcuno dei nostri giovani non ci lasci la pelle. Spesso sono ragazzi appena sbocciati, adolescenti, come quello che l’altra notte è morto sulla provinciale che collega Maglie a Cutrofiano, all’altezza di Corigliano d’Otranto, nel Salento.

L’ennesimo. Era in sella alla sua moto con un amico, rimasto per fortuna solo gravemente ferito. Appena 16 anni l’uno e 15 l’altro. Il padre, militare, in missione all’estero sta rientrando per partecipare ai funerali del figlio e riusciamo ad immaginare solo lontanamente cosa stia provando. Una vita spezzata a 16 anni, condanna chi resta – la propria famiglia – ad un dolore infinito dal quale nessuno potrà mai più riprendersi. Mai più. Non servono parole di cordoglio, nè di consolazione. Il dolore ucciderà lentamente. E, allora, c’è da chiedersi in che cosa stiamo sbagliando.

Tutti. Genitori, amici, scuola, società e non ultimo il Parlamento hanno il dovere di interrogarsi. Le ultime leggi hanno inasprito le pene per chi viola il codice della strada ma, se le morti continuano, non devono aver funzionato. Un paio di indizi da cui partire – e che fanno una prova, come si dice – ci sarebbero. Partiamo, allora, dai dati dell’«Osservatorio sul credito al dettaglio» (curato da Assofin, CRIF e Prometeia) raccolti nei primi tre mesi del 2026 e presentati il 25 giugno scorso a Milano.

Questi numeri ci dicono due cose importanti: che il boom dell’acquisto della prima casa da parte di giovani, registrato nel 2025, si è fermato e che il credito al consumo accelera, invece, trainato da auto, moto e cessione del quinto. Gli esperti addebitano questa variazione di allocazione delle risorse in buona parte alla precarietà della situazione geopolitica internazionale.

Se fino allo scorso anno c’era voglia di futuro, di metter su casa, via via in quel futuro si comincia a credere meno fino a giocarsi con la cessione del quinto tutto quello che si potrebbe mettere da parte per una qualche stabilità.

Il secondo indizio ce lo fornisce Umberto Galimberti, psicologo, saggista. «I giovani stanno male», ha detto di recente. «E non per le solite crisi esistenziali, ma perchè un ospite inquietante, il nichilismo, il consumismo, si aggira fra loro». Le famiglie «si allarmano, la scuola non sa più cosa fare, solo il mercato si interessa a loro per condurli sulle vie del divertimento e del consumo, dove ciò che si consuma non sono soltanto gli oggetti, che di anno in anno diventano obsoleti, ma la loro stessa vita».

In una società opulenta come la nostra, l’identità di ciascuno è sempre più consegnata dagli oggetti che possiede. «Bisognerebbe, invece, educare i giovani ad essere se stessi. A dare valore alle persone, non alle cose. A ricercare esperienze da vivere e non oggetti da possedere. Questa è la vera forza. La vera ricchezza», ci suggerisce Galimberti. Proprio sicuri che siamo su questa lunghezza d’onda con i nostri ragazzi?