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S.O.S Liceo Classico: perché sceglierlo nell’Era dell’IA

“Il liceo Classico è sotto accusa, anzi, sotto assedio – scriveva Nicola Giardini nel 2016 – il problema è squisitamente italiano, e non solo perché è una scuola del genere è tutta italiana”. Nonostante le apologie di tanti filologi e docenti (F. Condonello, La scuola Giusta. In difesa del liceo classico, 2018; S. Delle Donne e a G.P. Ruggiero, Il liceo classico oggi. Dieci voci per sceglierlo tra modernità e tradizione, 2021; L. Lomiento – A. Porro, Liceo classico un futuro per tutti. Venti interviste ad ex alunni eccellenti, 2021), storici e politici (Gramsci: “gli studi classici aiutano a comprendere la modernità”; Umbero Eco: “consente di immaginare quello che non è stato ancora immaginato”) scienziati (Odifreddi: “Insegna cosa serve per non essere servi”), giornalisti (Gramellini: “è come una Cyclette”), guardando i dati è chiaro che quella che per oltre un secolo è stata la vecchia scuola della classe dirigente, vive un momento di abbandono diffuso.

Nel 2025 se i Licei sono ancora scelti dalla metà degli studenti e famiglie italiane con il 56,01%, il Liceo Classico, con il suo 5,3% registra un trend ampiamente negativo che dura da anni. Eppure nel Mezzogiorno e in Puglia il Classico regge, scelto dal 6,48% (un dato basso se paragonato al L. Scientifico, 13,5%, o al crescente L. delle Scienze Umane).

Una causa politica la spiega L. Canfora nel suo pamphlet Gli antichi ci riguardano (2014) “in questo regno dell’approssimazione e semplificazione demagogica, il primo pezzo da liquidare è la conoscenza del mondo antico”, una causa sociale scrive M. Bettini in Chi ha paura dei Greci e dei Romani? (2023): “Viviamo in un’epoca presentista mentre il passato richiede una forma di decifrazione con strumenti cognitivi complessi e difficili da maneggiare”. Il classico appare difficile, obsoleto, elitario. Lo stesso Ministro Valditara due anni fa dichiarava che bisogna “superare il concetto del ‘900 che vedeva il Classico in cima, mentre gli istituti tecnico-professionali devono diventare prima classe… tutti i percorsi sono uguali”, pur affermando nelle Nuove Indicazioni Nazioni “Sarà valorizzato il Classico”.

Ma perché sceglierlo nell’era dell’IA? Basta chiederlo a Chatgtp e risponderà: “Questo percorso educativo mira a sviluppare competenze analitiche profonde, pensiero critico e una comprensione profonda della cultura e della storia umana”. Il Classico crea e distrugge miti, aiuta a riconoscere le contraddizioni del mondo antico (in passato fin troppo anacronisticamente idealizzato) e del reale, di discutere di cittadinanza, utopia, della miglior forma di governo, di schiavitù, di politica e umanità, parla di idee, insegna il dialogo, la libertà. La traduzione educa alla pazienza, al problem solving con un metodo di ricerca spendibile in ogni ambito.

Visto il tema scelto per l’XI edizione della Notte Nazione del Liceo Classico “Mediterraneo/Mediterranei: mare in mezzo alle terre, terre in mezzo al mare” speriamo che nel grande naufragio di questa civiltà liquida non affondi anche il Classico o che si salvi in modo illegale, fuggendo su altri lidi.

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