Una Ferrari. «Lascio una Ferrari», aveva detto il precedente governatore, Michele Emiliano, nel suo ultimo discorso da presidente di Regione, parlando della Puglia. Una Ferrari cui, a suo dire, sarebbe stata necessaria, al più, solo una piccola revisione.
La realtà, invece, che viene fuori, ora dopo ora, racconta di una vecchia «Topolino» usata e per di più con un motore gracchiante.
Il tema più dolente è quello della sanità: un pozzo senza fondo dove annegano cifre da capogiro di cui ancora non si conosce l’esatta entità. Dove le case di comunità sono all’anno zero o quasi e ci sarà bisogno di una corsa disperata per cercare di perdere la minor quantità di risorse. Il personale sanitario è insufficiente e stremato e le ambulanze viaggiano – secondo le denunce di molti pazienti – senza personale medico a bordo, come fossero taxi. Le liste d’attesa, poi, hanno tempi infiniti, salvo che non si prenoti da privati cittadini creando così uno spartiacque indecoroso fra malati di serie A e serie B.
I dati sull’occupazione (Rapporto Svimez) parlano di un passo indietro significativo nel settore delle costruzioni senza la boccata d’ossigeno del superbonus e con il PNRR agli sgoccioli. Di qui la raccomandazione di «affrontare urgentemente il tema della continuità degli investimenti, per evitare un rallentamento troppo marcato della crescita e dell’occupazione».
La Corte de Conti bacchetta sulla lentezza nell’utilizzo dei fondi Fesr con il rischio che progetti che riguardano strade e scuole vadano persi. E’ lecito chiedersi, allora, da cittadini, di quale Ferrari si sta parlando? E, in tutto questo, non si è ancora fatto riferimento alla situazione dell’Ex Ilva dove il timore – innanzituto del primo cittadino espresso.
Nelle varie lettere inviate a Roma – è quello che si possa scatenare una rivolta sociale all’indomani del fallimento della trattativa con Flacks o di chi per lui. Mentre le nostre coste franano, le oasi si riempiono di acqua salmastra per le mareggiate incontrollate e la ricchezza dei nostri mari e di chi ci guadagna su, rischia pesantemente con l’erosione di porzioni di territorio. E il nostro tesoro, gli ulivi, provano a sopravvivere persino alla Xylella, che fastidiosa lo è stata davvero, devastando panorami incantati. Ora, al netto di una Puglia più moderna, più turistica, più internazionale e cinematografica cui si deve dare merito ai passati governi Vendola ed Emiliano, resta la sostanza. E la sostanza sta non solo nella responsabilità di chi ha governato, ma anche in quella di chi ha eseguito e gestito.
Nel processo di Norimberga, la parte più drammaticamente emotiva – quella che ha scosso più le coscienze non solo di Hannah Arendt, ma anche quelle di tutti noi che ci siamo interrogati sulla natura umana – è stata la linea di difesa più o meno comune dei gerarchi nazisti : «Ho solo eseguito gli ordini» (la cosiddetta Befehlsnotstand). Fu l’argomento principale sostenuto per giustificare i crimini di guerra compiuti contro l’umanità.
Vorremmo ricordare al presidente Decaro che quei gerarchi – mutatis mutandis i direttori di dipartimento, i dirigenti o i manager di enti e agenzie regionali che potrebbero usare la stessa linea difensiva – sono ancora felicemente in sella sul medesimo presupposto. Tuttavia, il Tribunale Militare Internazionale, istituito dalle quattro potenze alleate vincitrici (USA, URSS, Gran Bretagna, Francia) condannò quei gerarchi sostituendo al principio dell’obbedienza automatica (incentivata a queste latitudini da premi di produzione) quello della responsabilità personale. Avrà il coraggio fino in fondo Decaro di scardinare la vecchia organizzazione o sarà fagocitato anche lui dalle spire dell’amministrazione pubblica dando l’addio alla sua rivoluzione? La sfida si gioca per gran parte qui.












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