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Quei silenzi omertosi sulle donne

Io, come tanti altri in Italia, non sapevo chi fosse Francesca Ghio, ma da qualche giorno ho imparato che gli eroi vivono tra di noi, sono persone che a volte la mattina si fermano al bar per fare colazione, fanno la fila al supermercato e in qualche caso sono consiglieri di opposizione al Comune di Genova.

In un’aula istituzionale, Francesca – mi perdonerà se la chiamo per nome, ma persone del genere le senti vicine anche senza conoscerle – ha preso il microfono e con poche parole ha raccontato ad alta voce il peggior incubo che una donna possa sognare.

Lei, invece, lo ha vissuto in quanto violentata per mesi e mesi, all’età di dodici anni, tra le mura di casa. Francesca ha 31 anni, una figlia e ha sentito la necessità di “chiudere un cerchio” nella sua vita. Ha trovato il coraggio di elaborare ad alta voce un pensiero che l’ha tormentata per quasi vent’anni.

Ma quante Francesca vivono il loro incubo nel silenzio di una vigliacca omertà? Quante Francesca tutte le notti sentono nel buio le coperte del proprio lettino scostarsi ed un uomo infilarsi? Quante Francesca non hanno il coraggio di liberarsi di quel macigno atroce, che le devasta l’anima e rende ogni incontro con un uomo un doloroso tuffo nel passato? E poi ci sono le paure, che le tengono ferme.

La paura di essere riconosciute, la paura di quelle domande che le faranno in caserma o i vicini di casa. La paura di una pruriginosa curiosità o di un perbenistico giudizio. Proprio per questo tante Francesca non denunciano.

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