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Quei bulli cresciuti nel silenzio

Mala tempora currunt! Da uno studio condotto dall’Istituto di fisiologia clinica del Cnr su un campione di 20mila studenti di età compresa tra 15 e 19 anni, emerge che almeno una volta i ragazzi interpellati hanno partecipato a risse.

Proiettando il dato su larga scala scopriamo che sono coinvolti circa un milione di adolescenti. Stiamo dicendo che molti di loro si sono resi protagonisti di episodi in cui hanno impugnato un’arma o che hanno usato violenza contro un docente e in quest’ultimo caso la Puglia detiene la maglia nera, con una percentuale che si avvicina al 6%.

Ma chi sono questi bulli che non temono nemmeno l’autorità di un docente? Si tratta dei nostri figli, cresciuti tra telefonini e abbandoni, tra genitori distratti e miti di cartone. Sono i figli di un’epoca che pensa che l’importante sia vincere, anche con la raccomandazione, con l’inganno, con l’espediente. Sono i figli di un’epoca che ha confuso il viaggio con la meta, la visibilità con il valore, la connessione con l’identità. Sono i figli di un’epoca cresciuta tra reality e pornografia online, senza fiabe e racconti, senza domande e senza risposte.

Ma più di tutto senza parole. Le parole di un adulto che tracci un percorso, che sappia dire di no, che apra un pugno e lo trasformi in abbraccio. Forse bisognerebbe comprendere che dietro quella violenza c’è un fragoroso silenzio umano, una rumorosa assenza genitoriale, una purulenta ferita aperta. E ogni ferita ha bisogno di qualcuno che abbia il coraggio di guarirla.

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