Home » Le idee » Quattordici anni di alibi e ipocrisie – L’EDITORIALE

Quattordici anni di alibi e ipocrisie – L’EDITORIALE

Quattordici anni di alibi e ipocrisie – L’EDITORIALE
Lo stabilimento ex Ilva di Taranto

Un teatrino. Non saprei definire diversamente quello che sta accadendo dopo la sentenza della Cassazione sull’ex Ilva. A leggere certe dichiarazioni, sembra che tutti abbiano sempre voluto la chiusura dell’area a caldo. E invece, per 14 anni, abbiamo sentito parlare di decarbonizzazione, nazionalizzazione, riconversione, piani industriali. Di tutto, tranne che di chiudere definitivamente quella parte dello stabilimento. E adesso che lo hanno deciso i giudici, tutti a festeggiare.

Ma che cosa c’è da festeggiare? Taranto ha perso 14 anni. Tra promesse, rinvii e tavoli ministeriali. Errori politici gravissimi, ma anche morali. Perché migliaia di famiglie hanno continuato a vivere tra la paura di ammalarsi e quella di perdere il lavoro. Le responsabilità attraversano tutti gli schieramenti. Destra, sinistra, chi sta in mezzo. Tutti hanno governato. E nessuno può chiamarsi fuori. Nemmeno le istituzioni locali.

Oggi Decaro chiede un piano industriale al governo. Ma quale progetto, nero su bianco, ha la Regione per Taranto? E quale alternativa concreta, nero su bianco, propone il Comune? Non basta invocare la riconversione e chiedere alternative produttive. Le scelte che possono segnare il futuro della città richiedono trasparenza, coerenza e motivazioni comprensibili ai cittadini.

Ora bisogna mettere in sicurezza gli impianti, avviare le bonifiche e costruire alternative produttive che garantiscano lavoro e reddito.

I tribunali hanno fatto il loro lavoro. La politica ha avuto 14 anni per fare il proprio. Oggi chi applaude dovrebbe spiegare perché non ha agito prima. Gli alibi sono finiti. Per tutti.