Far East-Far West e l’Europa nel centro. Negli anni ’70, Heinz Alfred Kissinger, nato a Furth, cittadina della Baviere, e auto accreditatosi Re della Realpolitick a Washington fece una apertura clamorosa (per la verità più che dovuta) alla Cina di Mao.
La Cina per le Nazioni Unite era quell’isola, chiamata Formosa dai portoghesi (Isola bella) dove era riparato Chiang Kai-shek ,che dopo aver perso la guerra civile cinese contro i comunisti di Mao Zedong nel 1949.
Il «Generalissimo» portò con sé circa 2 milioni di persone tra soldati, intellettuali ed élite economica, oltre a gran parte delle riserve d’oro della Cina continentale e molti tesori artistici (oggi al National Palace Museum di Taipei). Per consolidare il potere a Formosa, Chiang Kai-shek instaurò la legge marziale che durò quasi 40 anni (fino al 1987).
Fu un periodo di dura repressione contro i dissidenti locali taiwanesi che preferivano la Cina di Mao, ma sotto la guida del Kuomintang, Taiwan si trasformò da isola agricola a potenza tecnologica, una delle «Tigri Asiatiche», in attesa della esplosione di Singapore. Chiang puntò tutto sull’istruzione (PIL Sapere) ponendo le basi per il dominio globale di Taiwan nei semiconduttori (con l’azienda TSMC).
Un dominio che nessuno riesce a scalfire, controlla il 90% delle microchip e autorizza a dire che se cade Taiwan, si ferma l’Occidente Nel mondo bipolare dominato dalla Guerra Fredda, Heinz Alfred decise di non seguire la politica Kennedy dello storico discorso del 1963 alla American University.
Sul quale – sempre in prospettiva Far East-Far West e l’Europa nel centro – ritorneremo per le affinità e differenze con l’attuale confronto USA-CINA. Kissinger giocò la «carta cinese» per isolare Mosca, ma non si rese conto che stava gettando i semi per l’ascesa di un nuovo colosso. Quell’apertura permise alla Cina di uscire dall’isolamento, di accedere ai mercati e alla tecnologia occidentale e, infine, di trasformarsi nella superpotenza economica e militare che oggi sfida a l’egemonia americana.
Oggi sembra di assistere a una rischiosa riedizione di quello schema. La vera minaccia esistenziale per gli Stati Uniti sembra sia ora la Cina; dunque, la Russia deve essere «corteggiata». Per fare ciò l’America sacrifica un pilastro fondamentale dell’ordine mondiale post-1945.
L’Europa, viene dichiarata debole, «woke» e parassitaria in termini di spesa militare, viene declassata da alleato strategico ,a peso. Russia Felix? Non esattamente. Può trattarsi di un errore «alla Kissinger». Abbandonare l’Europa alle pressioni russe quasi certamente moltiplicherà le iniziative di nuove alleanze economiche. Repetita juvant? Ma non quando si tratta di errori. Il mago Kissinger creò un mostro economico.
Errore che si ripeterebbe il giorno in cui invece che appiattirsi su una fallimentare politica anti immigrazione l’Europa aprisse i cancelli ai suoi alleati naturali africani con politiche ad hoc. Ci saranno politici che lo capiranno?
Umberto Sulpasso è economista