Trecento euro. È il bottino della rapina consumata l’altra sera a Trani, in casa di due anziani di settant’anni. Per portarseli via, un uomo incappucciato li ha massacrati di botte, usando un bastone e persino una grattugia. E ha continuato a colpirli anche dopo aver ottenuto il denaro.
Una ferocia difficile da spiegare, persino con la logica criminale. Ma quella di Trani non è una storia isolata. In Puglia gli anziani finiscono sempre più spesso nel mirino di rapinatori e truffatori. Cambiano i metodi, non le vittime. C’è chi si presenta alla porta fingendosi un carabiniere, chi telefona spacciandosi per un nipote in difficoltà, chi usa persino l’intelligenza artificiale per imitare la voce di un figlio. E poi ci sono quelli che entrano direttamente in casa e picchiano.
Il dato più inquietante, però, è un altro: molti anziani non denunciano. Per vergogna, per paura, qualche volta perché non hanno nessuno a cui raccontare quello che è successo. E così una parte di questo fenomeno resta invisibile.Le campagne di prevenzione servono. I consigli delle forze dell’ordine anche. Ma non possiamo scaricare sugli anziani tutta la responsabilità di difendersi. Soprattutto quando parliamo di persone sole, fragili, spesso incapaci di reagire.
Non possiamo pretendere un carabiniere per ogni anziano, né pensare che sia possibile impedire ogni truffa o ogni rapina. Ma possiamo pretendere più prevenzione, più controlli, più attenzione verso chi vive solo. E soprattutto possiamo smettere di considerare questi episodi come inevitabili fatti di cronaca. Perché oltre cinquecento truffe in un anno, senza contare quelle mai denunciate, non sono più una questione di singoli episodi. Sono un’emergenza. E come tale va affrontata.
