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“Polinterne”, le aree interne da condividere

Negli ultimi tempi il dibattito sulle aree interne è diventato sempre più acceso, a testimoniare l’urgenza delle problematiche connesse al futuro di questi territori, custodi di un importante patrimonio culturale e storico. Si assiste, però, ad una polarizzazione delle posizioni: da un lato c’è chi ne decreta la fine ormai inevitabile, dall’altro chi propone modelli di sviluppo standardizzati, generalmente orientati alla conversione turistica o a forme più o meno velate di gentrificazione. Al Politecnico di Bari si è scelto un percorso diverso: non offrire soluzioni preconfezionate, ma contribuire alla costruzione un processo condiviso, in cui comunità, scuole, istituzioni e università possano costruire insieme nuove possibilità di sviluppo.

In quest’ottica, il 9 marzo, presso la sala consiliare del Comune di Bovino, si terrà un confronto partecipato con le comunità locali, quale tappa importante del progetto «PolInternE», promosso dal Politecnico di Bari, che ne coinvolge diversi dipartimenti, e ha la finalità di generare un confronto permanente tra l’ateneo, le istituzioni e le comunità delle Aree Interne dell’Italia meridionale.

«PolInternE» parte dalla consapevolezza che le aree interne non siano entità passive da «salvare», bensì una risorsa attiva del Paese.

Per anni, nel dibattito pubblico, queste aree sono state narrate sotto il segno della mancanza, dell’inoperosità e dell’arretratezza, in relazione a modelli di sviluppo che ne hanno ignorato specificità e potenzialità. Questa retorica è spesso stata funzionale a giustificare dinamiche di estrazione di valore, nonché di colonizzazione dei saperi e delle potenzialità di questi luoghi, salvo poi dichiararne un declino pressoché irreversibile. Eppure, la logica dell’intervento, da parte di chi si propone di invertire questa tendenza, appare essere ancora verticale e slegata da un confronto che possa garantire una svolta duratura.

La sfida del progetto «PolInternE» è far dialogare le competenze accademiche coi saperi locali, con i bisogni e con i tentativi già in atto, da parte delle comunità che abitano quei luoghi, di sfidare i rischi sempre più forti di depressione e spopolamento. Il progetto vuole infatti avviare un confronto coi bisogni e con le aspirazioni dei giovani delle aree interne, per definire i percorsi di formazione che possano permettere loro di lavorare in questi territori. A tal fine, l’ascolto dei giovani è condiviso con esponenti del mondo del lavoro e delle istituzioni che possano agire nelle aree interne.

Il Politecnico supporterà le comunità locali – in particolare la popolazione giovanile, attraverso la mediazione delle scuole – nella maturazione di competenze in ambito tecnico e scientifico, utili sia nella diagnosi delle cause della marginalizzazione delle aree che nell’elaborazione di strategie di sviluppo socio-economico. Primo obiettivo è la diffusione della cultura della tutela di questi territori, fondamentale per la loro valorizzazione.

Al centro del progetto ci sarà un «Hub» di comunità, uno spazio in cui l’università possa entrare in dialogo costante col territorio, in direzione di una formazione che metta in relazione i saperi del Politecnico con le specificità locali. Fondamentale, in quest’ottica, è creare momenti di confronto che accompagnino i giovani nell’individuazione di percorsi formativi utili a sviluppare nuove progettualità nelle aree interne, valorizzandone le risorse.

Il Politecnico ha già avviato un dialogo con la regione Puglia e con le istituzioni del territorio, nonché con alcune scuole delle Aree Interne dell’Appennino Dauno, che il 9 marzo si svilupperà nella conferenza pubblica presso il comune di Bovino, per attuare un confronto collegiale su come la formazione universitaria possa coadiuvare l’impegno in attività lavorative da parte dei giovani in queste aree.

Saranno proposti dei progetti di avvicinamento alla formazione universitaria su temi quali la sicurezza territoriale e la resilienza ambientale; la mobilità, l’accessibilità e la logistica intelligente; l’energia e la sostenibilità dello sviluppo; la rigenerazione urbana; la rigenerazione territoriale. Verranno costruiti dei tavoli di confronto, al fine di raccogliere spunti utili a strutturare percorsi laboratoriali per gli studenti delle scuole.

Ciò darà l’avvio ad un percorso partecipativo in controtendenza rispetto a quell’approccio unilaterale che continua a caratterizzare, molto spesso, non solo gli interventi tecnici, ma anche l’orientamento universitario. Il Politecnico mira a diventare, piuttosto, un attore abilitante, all’interno di un ecosistema che faccia spazio a nuovi orizzonti di crescita e sviluppo collettivo.

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